3. La psicologia del trading on-line

 

3.1. Il legame tra borsa e psicologia

Obiettivo di questo capitolo è quello di scoprire il legame che esiste tra il mondo della psicologia ed il mondo della Borsa. Questo legame è più stretto di quanto si possa immaginare e si chiama uomo. E’ importante conoscere la psicologia degli investitori e di se stessi, in quanto gran parte delle operazioni che la gente comune compie in borsa viene influenzata dallo stato d’animo, dalle sensazioni, dalla paura, dalle emozioni, che sono soltanto individuali e influenzate dalla situazione contingente, nonché dalla propria storia ed esperienza personale. Se poi alcuni di questi elementi sono comuni a molti e quindi condivisi, ecco che un sentimento personale può diventare un sentimento di mercato (sentiment), in grado di influenzare i movimenti di un’azione o di un’intera borsa. La Borsa è un fenomeno molto complesso, ma prima di ogni altro aspetto è un fenomeno sociale, in quanto messo in atto da soggetti umani, e quindi va affrontato con metodologia psico-sociale, per cercare di trarre conclusioni che possano essere utili a fini operativi.

 

3.2. Trading Styles

Per ogni tipologia di individui esistono diverse tipologie di trading, ogni stile richiede un’appropriata strategia e determinate condizioni di mercato per esprimere al meglio le sue potenzialità. I più famosi trading styles sono:

Ø     Scalp trade

Ø     Day trade

Ø     Overnight trade

Ø     Swing trade

Ø     Core trade

Scalp Trade: uno stile di trading che si propone di  capitalizzare sui piccoli movimenti, utilizzando gli assestamenti  di prezzo che presentano  occasioni particolarmente a basso rischio. Lo scalping richiede l’uso di un sistema d’accesso diretto per l’esecuzione istantanea dell’ordine. Le occasioni di scalp si individuano tipicamente  nei più piccoli time frames infragiornalieri quali i 2 - 5 e 15 minuti.

Day Trade: convenzionalmente parlando, un day trade è una posizione aperta e chiusa  nella stessa sessione di mercato. Un day trade è un’occasione con la potenziale opportunità di trasformarsi in overnight trading o in swing trading, ma che è trattata in maniera più aggressiva relativamente alla protezione del profitto sia parziale che completo. I day trades sono individuati generalmente usando grafici intraday con  time frames di lunghezza  media quali  15 minuti o al massimo un’ora.

 

Overnight Trade: un overnight trade è tipicamente una posizione in cui si entra all’ultimo momento della giornata in un titolo che sta chiudendo con un relativo high allo scopo di cogliere l’opportunità di una potenziale apertura al rialzo o al ribasso la mattina seguente. L’overnight trade viene chiuso frequentemente all’inizio della  mattina seguente (se non prima dell’apertura),  alcuni traders preferiscono vendere metà della posizione e mantenere la metà restante per un periodo più lungo e per un guadagno potenzialmente più alto.

 

Swing Trade: lo swing trade è una posizione impostata con l’idea di trarre profitto dall’oscillazione dei movimenti quotidiani di un titolo. Gli swing cercano di trarre profitto in un range compreso fra $1 e $4, a seconda della situazione. Tenuti tipicamente per un periodo di due, cinque (o più) giorni, gli swing trades  si avvantaggiano di una nicchia di mercato trascurata da molti traders; troppo breve per i grandi investitori istituzionali, troppo lunga per i day traders (che generalmente non mantengono posizioni aperte durante la notte). Questo time frame  offre delle ottime opportunità per gli investitori in possesso della esperienza necessaria per trarne profitto.

 

Core Trade: un core trade è uno stile a lungo termine   che vuole  approfittare d’un movimento esteso del mercato. Con uno sguardo oltre l’obiettivo usuale dei due, cinque giorni dello swing trade; un core trade è tenuto spesso per settimane, se non per mesi. L’uscita da una posizione di core trade  potrebbe essere basata  su considerazioni fondamentali sull’andamento del mercato che segnalano che è giunto il tempo di ridurre l’esposizione, o su considerazioni fondamentali basate sulla società in sè che avvertono di una possibile inversione del trend.

 

3.3. Identikit del trader italiano

Rispetto a pochi anni fa l’impatto degli investitori singoli sulla Borsa è cresciuto notevolmente. Borsa italiana ha infatti rivelato che la quota di azioni possedute dalle famiglie italiane è cresciuta da un 18% del 1996 al 25% del 2000. Sebbene sia difficile capire quanta parte di questa crescita è stata prodotta da Internet e dal trading on-line, è evidente che i nuovi mezzi a disposizione hanno permesso comunque di diffondere una maggiore cultura finanziaria e attenzione al mercato azionario. Infatti, se dal 1995 è crollato il numero di titoli di stato posseduti in portafoglio dal 25% a circa il 5%, è cresciuto notevolmente l’investimento in fondi comuni da meno del 5% al 17% circa del 2000, così come è cresciuto, anche se in misura inferiore, il numero di azioni possedute, sia italiane che estere.

L’ultima indagine fatta da Bnl e Centro Einaudi mostra che nel 2000 il 24% delle famiglie risparmiatrici ha comprato azioni. Secondo un’indagine Doxa il 65% degli investitori italiani sono uomini, abitano al nord-ovest (44%) e hanno un’età fra i 30 e i 50 anni (57%), una buona istruzione e sono lavoratori dipendenti.

Per il 48% degli intervistati operare in Borsa è un modo per ottenere un rendimento migliore e per avere dei guadagni in poco tempo (26%). Addirittura il 9% parla di “costante entrata di denaro”, mentre il 7,2% lo definisce un “divertimento”.

Ma gli italiani sono cassettisti o day trader? Mentre in passato gli investitori italiani si consideravano prudenti, oggi invece è aumentata la propensione al rischio degli investitori italiani, secondo quanto rivela una ricerca curata dall’Ispo, l’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione, in collaborazione con Citibank Warrant, effettuata su un panel di 5000 persone. Da Bot people, gli italiani si stanno trasformando in stock people alla ricerca di investimenti capaci di offrire maggiori opportunità di guadagno. Il grafico mostra, infatti, che mentre l’investimento in titoli di stato è sceso dal 23,1% dell’Aprile 1997 al 17,7% del Marzo 2001, quello in azioni è cresciuto notevolmente: a Marzo di quest’anno  ha  raggiunto l’11,5% contro il 3,4% di quattro anni fa.

 

Quali dei seguenti prodotti finanziari le è capitato personalmente di acquistare o sottoscrivere?

 

·        L’acquisto di prodotti finanziari è più diffuso fra i maschi e cresce al crescere della scolarità

·        L’acquisto di BOT, CCT cresce al crescere dell’età degli intervistati

·        Gli investimenti in azioni sono più massicci al nord

 

Secondo Renato Manneheimer, presidente dell’Ispo, gli investitori ricercano sempre meno la sicurezza e sempre di più la reddittività. Infatti la sicurezza è calata dal 73,7% del 1997 al 65% del 2001, mentre la reddittività è cresciuta dal 59,9% di quattro anni fa all’attuale 64,6%. Inoltre la sicurezza, e quindi l’acquisto di titoli di stato, aumenta con il crescere dell’età; sintomo che i giovani, in genere, a fronte di più alti guadagni, sono disposti ad affrontare rischi più elevati.

 

Quali sono stati per lei/la sua famiglia i 3 motivi più importanti per la scelta di un prodotto finanziario piuttosto che un altro?

·        La sicurezza dell’investimento è più citata al centro-sud

·        La sicurezza è indicata al 1° posto da coloro che hanno acquistato personalmente prodotti finanziari, in particolare in relazione ad azioni e fondi azionari

·        La percentuale di coloro che indicano la reddittività dell’investimento cresce al crescere della scolarità

·        La fiducia nei confronti della persona proponente è più citata fra gli intervistati con bassa scolarità

 

 “Fino ad oggi il trading on-line non ha riscosso molto successo”, spiega Renato Manneheimer, “ma si tratta di un mercato con alto potenziale di crescita”. Infatti, anche se solo il 2,5% degli acquirenti di prodotti finanziari è ricorso al canale Internet, coloro che ritengono l’investimento in Rete un’opportunità interessante da provare sono quasi il 23,5%. Inoltre, la propensione all’utilizzo del canale telematico è più elevata nel nord-ovest e cresce all’aumentare dell’istruzione.

 

Opinioni sul trading on-line

·        L’utilizzo attuale e la propensione all’utilizzo del trading on-line crescono al crescere della scolarità degli intervistati

·        La propensione all’utilizzo del trading on-line è più elevata al nord-ovest

·        Il trading on-line è ritenuto più pericoloso che interessante in particolare dagli intervistati con bassa scolarità

 

Se poi si passa dal mondo azionario a quello dei covered warrant, l’impatto del trading on-line è superiore. Il motivo deriva principalmente dal fatto che i covered warrant sono strumenti veloci, che ben si adattano ad una modalità in Rete.

Per quanto riguarda il tipo di titoli acquistati, se chi investe attraverso il trading on-line è stato portato in modo quasi naturale a guardare con più attenzione titoli Internet e tecnologici, il 32% delle aziende comprate dai risparmiatori italiani sono del Nuovo Mercato. Per quanto riguarda il primo acquisto, 135 trader appartenenti al campione sono entrati nel 1998, mentre 190 l’anno successivo. Nel 2000, invece, dopo un primo semestre positivo con 114 nuove entrate, è incominciato un trend decrescente: solo 47 trader hanno deciso di avvicinarsi al mondo covered nel periodo settembre-dicembre 2000. E nei primi mesi del 2001 solo 12 sono i trader approdati al mondo dei covered.

Un ultimo aspetto rivelato dalla ricerca è la maggiore voglia dell’investitore di tenersi continuamente aggiornato sulle oscillazioni dei prezzi. Se, da una parte è aumentato il numero di persone disposte a investire su prodotti finanziari più rischiosi, dall’altra parte è cresciuta anche la voglia dei trader di essere sempre continuamente informati sulle notizie attinenti al mercato. L’informazione quotidiana è salita, infatti, dal 3,2% del 1997 all’8,7% di Marzo 2001, ma anche quella mensile è passata dal 9,2% al 14,8%.

 

Quanto spesso le capita di informarsi, di tenersi al corrente dell’andamento del valore degli/dell’investimento?

·        L’informazione quotidiana sull’andamento del valore degli investimenti è più diffusa tra i maschi e tra gli intervistati con alto livello socio-economico

·        L’informazione quotidiana sull’andamento del valore degli investimenti cresce al crescere della scolarità degli intervistati

 

3.4. Nervi saldi e disciplina

Il trading on-line, dunque,  ha rivoluzionato le abitudini degli investitori italiani, ha sconvolto un panorama finanziario fino a quel momento piuttosto tranquillo, anche grazie all’alta redditività dei titoli di Stato. Molti si sono scoperti appassionati di finanza e si sono avventurati senza le necessarie competenze in un settore dove, invece, è necessario grande studio e massima professionalità. Lo stato d’animo che ha spinto gli investitori ad entrare velocemente sul mercato finanziario attraverso il trading on-line è stato quello chiamato dagli americani fear of missing the boat (paura di perdere il treno) che, nel caso di chi opera in borsa, vuol dire paura di perdere un guadagno. L’investitore medio è stato pervaso da un sentimento d’ansia mista al rammarico di non essersi immediatamente accodato a coloro i quali potevano già godere di guadagni stratosferici in pochissime ore. Prima di iniziare ad operare in prima persona sul mercato finanziario sarebbe stato utile leggere ciò che ha scritto Gary Bieldfeldt, uno dei più famosi trader di Wall Street, che basava la sua filosofia sulla specializzazione, ovvero il contrario della diversificazione. Diceva Bielfeldt: “la miglior cosa che possa fare chiunque si avvicini per la prima volta ai mercati finanziari è apprendere come funziona un trading system. Questo lo porterà a riconoscere l’importanza del sapere lasciar correre i profitti e di come le perdite devono essere tagliate”. Fra le caratteristiche necessarie ad un buon trader indicava la capacità di perdere; questa implica il fatto di non essere emozionalmente toccati in caso di una o più operazioni chiuse in perdita e, quindi, porta a rispettare automaticamente lo stop-loss, cosa che invece molti non fanno perché psicologicamente impediti. Ulteriore requisito che doveva avere il trader di successo, secondo Bieldfeldt, era il coraggio che significa saper affrontare il mercato con la sicurezza necessaria che nasce a sua volta dall’essersi preparati professionalmente. Un buon investimento è un’operazione complessa e difficile che richiede tempo, attenzione, competenze. Attraverso l’utilizzo di alcune semplici precauzioni e di un approccio mentale “giusto” è possibile diventare dei “Winning trader” (investitori vincenti) sviluppando alcune doti indispensabili come il senso della realtà, l’obbiettività, la pazienza e la disciplina. Indipendentemente dalle caratteristiche operative dell’individuo che si cimenta con i mercati finanziari, sia che si tratti di un trader professionista sia di un risparmiatore meno esperto, di uno speculatore o di un cassettista, la disciplina assume sempre un ruolo di primaria importanza. Per disciplina si intende la capacità di mantenere un equilibrio psicologico mediante il self-control, il possesso di una metodologia mentale e operativa atta a permettere di conservare l’obiettività e la razionalità anche nei momenti più difficili, questo naturalmente oltre ad una competenza specifica e settoriale. L’equilibrio dell’investitore può essere turbato da fattori sia interni che esterni. Essi fanno sì che il nostro stato emotivo oscilli tra due estremi altrettanto pericolosi: da un lato la paura e dall’altro la presunzione e avidità (fear and greed), paura d’incorrere in perdite da una parte ed eccessiva confidenza con i mercati dall’altra. Questi due fattori li si può vedere rispecchiati nei listini di borsa e negli andamenti dei mercati, poiché le fluttuazioni dei prezzi sono fortemente influenzate dalle speranze e dalle paure degli investitori. Nell’attività di chi opera in borsa è bene prefiggersi come meta da raggiungere una condizione di stabilità ed equilibrio psicologico approssimativamente posizionata a metà tra i due estremi suddetti. Nel concetto di paura vengono ricompresi una molteplicità di stati emotivi quali l’ansia, il panico, l’ira e l’ostilità, stati d’animo che frequentemente ci fanno agire come non vorremmo o non dovremmo. La paura sui mercati finanziari si diffonde facilmente, come del resto ogni condizione di panico, ed è facile perdere la razionalità sopravvalutando una situazione magari solo di allarme (tipico caso di panic selling). Sui mercati finanziari le paure possono inoltre manifestarsi con differenti tipologie: la paura che un ribasso possa non avere mai fine (never-ending bear market), o altresì molto frequente la paura di rimanere esclusi da un affare o come si usa dire di “perdere il treno”. In genere sono tutte situazioni nelle quali si  offusca la realtà o quanto meno ci appare in maniera distorta. A volte si rifiuta di accettare le cattive notizie prediligendo quelle buone, si sminuisce l’entità delle prime esaltando quelle delle seconde, si rifiuta di accettare la realtà. Soprattutto nell’economia e nella finanza una superficialità del genere può essere causa di gravi errori, bisogna saper valutare ogni notizia con estrema obiettività, attribuendole il giusto peso e la giusta rilevanza. Altrettanto pericoloso è l’estremo opposto, cioè quello dell’ingordigia associata alla presunzione (questo è il significato anglosassone di greed). Questa combinazione di eccessiva confidenza con il mercato e del desiderio di fare grandi guadagni in poco tempo ha portato al tracollo svariati trader. Operativamente la presunzione può portare l’investitore a cadere nella trappola cosiddetta “della piramide”, meccanismo che ci porta ad essere vittime del nostro stesso successo, a incrementare sempre più l’entità degli investimenti, forti dei guadagni riscontrati, fino al punto che un investimento non andato a buon fine comporterà delle perdite sproporzionate rispetto ai guadagni ottenuti. E’ questa una situazione nella quale si perde la razionalità e l’ingordigia di denaro, assieme al miraggio di forti guadagni, non ci permettono di vedere la possibilità di sbagliare; si chiama struttura a piramide appunto, perché ad ogni successo si incrementa la somma investita e quindi l’esposizione al rischio. Quando il successo non è controllato cela il seme del fallimento, comincia a emergere l’euforia e una certa sensazione di invincibilità, si prendono rischi sempre più grandi e decisioni sempre meno accurate con gli evidenti danni che ne possono derivare. Alcuni dei grandi trader sono ben a conoscenza di questo fattore emotivo e, a seguito di una rilevante serie di successi, si allontanano dal mercato per un certo periodo al fine di raccogliere le idee e riacquistare la razionalità. Quando a lungo non si commettono errori il rischio è quello di abbassare la guardia a causa dell’eccessiva sicurezza. Bisogna abbandonare l’idea di avere la verità in tasca in quanto la rigidità è uno dei maggiori difetti per chi opera in borsa. L’approccio che dovrebbe guidare il trader è detto open to revision, ossia pronti a cambiare idea quando le circostanze o i fatti lo impongano. In borsa si opera per guadagnare e non certo per avere ragione e per questo è controproducente fare delle previsioni nel senso stretto del termine. Bisogna semplicemente prendere atto di quello che accade o è accaduto e dunque regolarsi di conseguenza. La maggior parte dei trader si concentra sul prevedere più degli altri e più correttamente: questo dipende dalla nostra formazione che ci spinge a cercare di avere ragione. Fare buon trading non ha nulla a che vedere con il predire correttamente i mercati; infatti un bravo trader potrebbe avere ragione solo nel 30% dei casi ed avere performance soddisfacenti, questo perché il guadagno in Borsa non è legato alla correttezza delle previsioni, ma alla capacità di far correre i profitti e tagliare le perdite. Charles Dow disse che “Nessun altro fattore è maggiormente responsabile delle perdite in borsa quanto l’orgoglio di ammettere i propri errori”. A tutt’oggi a distanza di oltre mezzo secolo, non c’è nessuna statistica che invalidi questa affermazione di Dow. L’orgoglio delle proprie opinioni fa disastri anche quando si inanellano una serie di risultati positivi, l’entusiasmo e la presunzione associati ad un giudizio tecnico più superficiale e spesso associato a strumenti finanziari con effetto leva, portano ad abbassare il livello delle difese ed a far assumere più rischi, cosa che, spesso, porta a perdere in poche operazioni quanto più o meno faticosamente accumulato nel passato. L’atteggiamento nel trading, in realtà, deve essere approcciato, con molta cautela, come qualunque altra professione, ma questo non avviene fondamentalmente per due motivi:

1)     Il costo e l’impegno personale per iniziare a fare trading è sostanzialmente contenuto: piccoli capitali, un telefono, un contratto sottoscritto con la propria banca o sim e un monitor per guardare i prezzi. Non esiste al mondo una professione più facile, veloce e allettante da iniziare; basti pensare ad un qualsiasi colloquio di lavoro dove si deve dimostrare l’esperienza richiesta, o le qualifiche professionali, ecc. Anche una nuova attività imprenditoriale richiede licenze, autorizzazioni, contratti, uffici, attrezzature, impianti, attività di marketing, ecc. Iniziare ad investire in Borsa, invece, nel confronto è evidentemente molto più semplice.

2)     E’ opinione comune che fare trading sia semplice: basta acquistare basso e vendere alto. I mezzi di comunicazione e la stampa fanno il resto in termini di stimoli, e parlano con enfasi dei vincenti. Tutto questo condiziona il neofita, facendogli pensare che sostanzialmente sia semplice guadagnare soldi, o quanto meno ci sia un rischio contenuto.

Il fatto che sia semplice guadagnare in Borsa è, evidentemente, falso ed incoerente con la realtà e lo dimostra il fatto che alcune delle menti migliori a livello mondiale hanno investito risorse enormi e tempo per guadagnare sui mercati. Questo dimostra che il trading è enormemente più complicato di quello che possa apparire.

 

3.5. Errori e paure

 La prima debolezza che il mercato sfrutterà a suo favore è l’orgoglio del neofita. Di conseguenza questo è il primo aspetto dal quale ci si deve difendere: quando un trader permette al proprio orgoglio, cioè al proprio ego, di prendere il sopravvento le difficoltà aumentano in maniera esponenziale. Bisogna imparare dai propri errori; un corretto atteggiamento mentale è quello di essere estremamente guardinghi, cioè essere pronti a cambiare approccio se le condizioni che hanno spinto a determinate conclusioni si rivelassero errate. Per capire se le condizioni di mercato stanno cambiando bisogna fare un’analisi delle ultime operazioni in perdita e analizzare che cosa ha portato a quelle considerazioni e perché i risultati sono diversi dalle aspettative. Non bisogna, dunque, subire passivamente questa situazione ma analizzarla imparando ad adottare un sistema di regole ed allenarsi ad applicarle quasi automaticamente, senza mai metterle in discussione mentre operiamo. Le regole più importanti e spesso trascurate sono:

1)     Stabilire la perdita massima che si è disposti ad accettare (stimata mediamente fra il 4% ed il 6%). E’ da tenere presente che in base a questa regola per perdere tutto il capitale disponibile ci vorrebbero (nel caso del 5%) 20 compravendite perdenti di fila, cosa che sembra altamente improbabile.

2)     Stabilire lo stop loss (ferma la perdita), ossia il limite prefissato della perdita che si è disposti a sostenere per ogni singola operazione ancor prima di acquistare un’azione.

3)     Cercare il più possibile di stabilire un prezzo obbiettivo (target price) al raggiungimento del quale bisognerà vendere l’azione acquistata; sempre in base al principio di prendere le decisioni a mente fredda, anche per questa vendita l’ordine dovrebbe essere dato contestualmente all’acquisto e andrebbe eseguito in automatico.

4)     Mai permettere che un guadagno si trasformi in perdita perché quando questo accade si perde fiducia in se stessi o, peggio, ci si sente vittima degli speculatori (market manipulators) che manovrano il mercato a loro piacimento. Questo è un tipico atteggiamento mentale (mindset) dei trader perdenti che si crogiolano in questa situazione. Quando si incappa in questo errore è meglio non operare per un po’ per capire il perché di questo sbaglio che, in verità, è piuttosto frequente e diffuso.

Uno degli errori più comuni dei trader, dovuto al non rispetto del sistema delle regole, si definisce loss trap, ossia tenere titoli in perdita perché il titolo è troppo deprezzato per poterlo vendere. Quando un solo titolo è immobilizzato, ci si può permettere il lusso di aspettare tenendo immobilizzata una piccola cifra, ma se i titoli “bloccati” iniziano ad essere diversi, essendo le risorse nella maggioranza dei casi limitate, rimanere invischiati su una o più azioni che non vanno precluderà la possibilità di far “lavorare bene” i soldi. Anche se dopo un lungo downside (discesa) il titolo si decide a risalire recuperando quanto perso ed entrando in zona guadagno, non vorrà dire che la strategia adottata sia giusta. Questo perché resterebbe sempre da chiedersi quale sarebbe stata la redditività di quei soldi se invece che su quel titolo in perdita, o stagnante, fossero stati impiegati su titoli vincenti. E’ evidente, quindi, come il fattore tempo sia fondamentale nelle strategie di Borsa in quanto è chiaro come sia ben diverso guadagnare, ad esempio, il 10% in un giorno, una settimana o in un anno.
Un altro errore in cui incorrono spesso i trader è quello di giudicare conveniente un’azione perché ha perso molto. Si spiegano così i portafogli di molti investitori pieni di azioni di aziende che all’inizio della loro interminabile discesa dei corsi sembravano in ottima salute. Succede spesso che la situazione si appesantisce ulteriormente allorquando gli investitori scelgono la strategia di mediarle al ribasso, cioè accumulare il titolo acquistandolo a prezzi via via più bassi lungo tutta la parabola discendente.

Un tipo di paura particolarmente insidiosa è la lossing out fear che si manifesta dopo una forte crescita dei prezzi, come timore di “rimanere tagliato fuori da straordinarie occasioni di profitto”. Spesso l’investitore irritato per le occasioni mancate, rischia di prendere posizione frettolosamente e nel momento sbagliato. Alcune volte per l’ansia di non perdere altre opportunità, il trader filtra l’informazione non valutando cattive notizie. Simmetricamente, la stessa paura spinge ad uscire dal mercato troppo presto per il timore di non saper cogliere le prime notizie negative. Un fattore di condizionamento molto negativo nelle scelte finanziarie è l’impazienza. Già Wolf nel 1926, individuava una tendenza irrazionale alla presenza, a tutti i costi, nel mercato, detta ironicamente Mercantite. Più recentemente Bernstein individua una vera e propria dipendenza da contrattazione, (searching-for-a-good-trade sindrome): potenzialmente molto pericolosa. E’ meglio astenersi dall’agire nelle situazioni di eccessiva incertezza, quando, cioè, è esaltata pericolosamente la sensibilità alle minime notizie negative. La Mercantite, è certamente il problema più pericoloso che grava intorno alle sorti del trading on-line in quanto limita la percezione delle più importanti vicende economiche da parte degli investitori. Questo problema a lungo andare potrebbe essere l’elemento che conduce ad un deciso ridimensionamento delle transazioni da casa in quanto gli investitori, frustrati e con forti perdite in conto capitale, sarebbero spinti ad abbandonare questa forma di investimento.

 Le regole del buon agire nei mercati sono una condizione necessaria, ma non sufficiente per ottenere buoni risultati. L’anello debole della catena che porta ai successi di Borsa rimane la personalità dell’investitore.

 

3.6. Winning trader/lossing trader

Che cos’è, dunque, che contraddistingue un operatore di borsa vincente (winning trader) da un operatore perdente (lossing trader)?

Per rispondere a questa domanda è interessante consultare i risultati di uno studio di Terrance Odean che ha raccolto le storie di trading di oltre diecimila account (conti) e non sorprendentemente, è giunto alla conclusione che la maggior parte dei trader aveva fatto peggio del mercato (underperformed the stock market) e solo una piccola minoranza lo aveva battuto. In realtà soltanto metà dei traders attivi se l’era cavata, raggiungendo appena il punto di pareggio (break even) e solo l’1% aveva generato un ritorno mensile di oltre il 5%. Secondo Odean se la maggior parte della gente attualmente perde soldi in Borsa, allora il mercato può essere assimilato ad una piramide in cui la ricchezza è trasferita dalla base verso il vertice, ossia dalla massa degli intermediari finanziari ai manipolatori di mercato (stock manipulators), ai market maker ed a una piccola elite di speculatori. In definitiva si può dire che la gente non perde soldi perché incapace o per mancanza di conoscenza, ma che la principale differenza fra winning trader e lossing trader è psicologica. In linea generale si può dire che vincenti e perdenti dispongano delle stesse informazioni, eppure i loro comportamenti differiscono in modo sostanziale. Allora sono gli atteggiamenti mentali (mindset) che contraddistinguono gli operatori di borsa vincenti da quelli perdenti. Il comportamento di un investitore è il riflesso della sua personalità la quale è appresa attraverso una serie di esperienze vissute dall’individuo. Il comportamento è pertanto modificabile attraverso una serie di azioni che l’investitore deve decidere di compiere per migliorare la propria operatività. In particolare il trader è in grado di modificare la propria reazione a determinati impulsi. Se decide di farlo è probabile che riesca a portarsi al di fuori della grande categoria degli investitori che perde regolarmente, a favore di pochi grandi operatori che beneficiano degli errori di molti.

Un atteggiamento mentale tipico del winning trader potrebbe essere così riassunto: se il mercato non fa quello che mi aspetto, allora devo riconsiderare la situazione. Per contro il lossing trader penserà che è impossibile capire il mercato, che non ci sono dubbi che questo sia truccato e che l’errore non è dentro di se, ma è il mercato a sbagliarsi.

Gli investitori vincenti, non si prefigurano un solo scenario e meno che mai ci si “affezionano” sperando che si materializzi per confermare la propria previsione. Al contrario essi ipotizzano almeno due scenari alternativi e per ogni scenario possibile avranno una precisa strategia da adottare, preventivamente definita, quanto più è possibile nei dettagli. Così facendo, difficilmente il mercato li coglierà di sorpresa determinando in loro scoramento, disorientamento e paralisi. Ciò che bisogna evitare, è dunque farsi cogliere di sorpresa dal mercato e rimanerne in balia quando si è rivoltato contro. In questo caso la responsabilità non è di coloro le cui previsioni sono state seguite (agenzie di rating, guru ecc.) oppure dei manipolatori di mercato, o della sfortuna, ma la colpa, o meglio la responsabilità, è dei trader che non hanno preso in considerazione questa normalissima eventualità, approntando un piano per limitare i danni al suo verificarsi. Prendersi le proprie responsabilità per quello che accade, senza imputarla al mondo esterno, è il primo passo per non ripetere di continuo gli stessi errori.  I traders vincenti sono, dunque, quelli che studiando il passato ed il presente, cercano sempre di prefigurarsi i possibili scenari futuri; cioè delineano due o più possibili futuri scenari magari dando loro un diverso peso probabilistico sapendo a priori come comportarsi al verificarsi di una qualsiasi eventualità.
A questo punto è possibile individuare le caratteristiche che dovrebbe avere un trader vincente. L’umiltà unita a senso della realtà ed obiettività è un elemento indispensabile per riuscire a non scottarsi pesantemente con i mercati borsistici. Bisogna sempre tener presente che il “curriculum” non ha nessuna rilevanza, anzi spesso il sentirsi troppo sicuro di sè, magari a fronte di risultati passati soddisfacenti, è accompagnato da presunzione e conseguente distacco dalla realtà che può costare caro annullando in un sol colpo tutte le vittorie del passato. Ogni giorno, prima di affrontare il mercato, bisognerebbe sgombrare la mente dai dispiaceri per le perdite subite e dall’esultanza per le vincite realizzate analizzando la situazione presente con cura, come se non si fosse mai perso o guadagnato nulla in Borsa.

Un’altra dote fondamentale del trader vincente è la pazienza. La pazienza deve anche accompagnarsi alla disciplina, ossia ad un’insieme di regole da seguire scrupolosamente senza mai debordare, da applicare quasi automaticamente. Senza entrare nel merito della bontà o meno delle regole da seguire, che comunque devono essere individuate con calma e competenza, l’importante è averle e avendole monitorare costantemente i fatti, ossia gli eventi di borsa, per applicarle automaticamente al variare di questi eventi. Tornando alla pazienza, bisogna sempre ricordare che in Borsa è importante non avere la frenesia di operare, cioè non bisogna operare sempre ed a ogni costo. Questo modo di operare porta ad una sorta di confusione mentale con conseguenti perdite in conto capitale. Meglio aspettare il momento più opportuno quando il rapporto ricompensa-rischio è elevato, ossia quando ci sono maggiori probabilità favorevoli. La forza di un vero trader è la costanza nel superare con la dovuta calma e con la dovuta quiete interiore i momenti più bui, faticosi, stressanti. I trader vincenti hanno la caratteristica di rimanere freddi, e di dedicare solo il 10% del loro tempo al problema e dedicare almeno il 90% alla soluzione.

Leggendo le biografie dei grandi trader colpisce il fatto che quasi tutti all’inizio dell’attività hanno subito pesanti perdite. Anche costoro, quindi, erano, per loro stessa ammissione, affetti da mali diffusissimi quali presunzione, avidità, fretta, indisciplina. La differenza, quindi, l’ha fatta la loro capacità di mettersi in discussione, attraverso un faticoso processo di autoanalisi, che li ha portati ad individuare i propri punti deboli ed a porvi rimedio. Già nel 1923, sulla base delle testimonianze di esperti agenti si affermava che i nemici mortali dello speculatore sono: l’ignoranza, l’avidità, la paura e la speranza. Nel 1993 Schwager raccolse da diversi investitori professionali di successo precise indicazioni sulle reazioni emotive pericolose nelle scelte di investimento: impazienza, eccessivi timori, troppo ottimismo e persino paura di eccessivi guadagni sono il segno di conflitti e problemi inconsci alla base di scelte sbagliate di investimento. Anche Pring, ritiene il controllo delle emozioni come la più interessante indicazione ricavabile dalla psicologia dei mercati finanziari. L’investitore deve cercare di raggiungere il massimo dell’obiettività, evitando le decisioni sotto l’effetto di euforia o di paura. La migliore tecnica di investimento, dice Richard Bernstein, nelle mani dello speculatore incompetente e indisciplinato potrebbe diventare uno strumento di autodistruzione.
Se egli percepisse la propria debolezza e suggestionabilità più facilmente accetterebbe di stabilire, a priori, una strategia di investimento da seguire abbastanza rigidamente che lo sorreggerebbe e farebbe da contrappeso all’influenza degli eventi successivi.

Uno dei metodi efficaci per avviarsi sulla strada dell’autocomprensione borsistica e diventare winning trader, potrebbe essere quello di prendere l’ultima operazione di Borsa perdente e chiedersi dov’è stato l’errore. Una volta individuate tutte le possibili risposte bisognerà analizzarle una per una per riuscire ad individuare il proprio “tallone d’Achille”. Un sistema di miglioramento del trading può essere l’utilizzo di una scheda di autovalutazione del trading che viene utilizzata per una auto-analisi in modo che si possa avere uno spunto di riflessione sul quale approfondire le analisi del proprio metodo. La scheda da costruire deve obbligare a riempire dei campi per ogni titolo acquistato e deve essere costruita in base agli indicatori che si reputano più validi in relazione al proprio profilo temporale dell’investimento. Alla luce delle schede raccolte ed esaminate a posteriori è molto più facile capire dove si sbaglia in quanto molti errori fanno parte proprio del sistema di trading. Il tutto è finalizzato ad imporre una disciplina operativa e supportarla con uno strumento di analisi comportamentale che permetta di individuare i punti di debolezza del nostro trading per diventare vincenti sul mercato borsistico. La scheda, che va compilata per ogni operazione eseguita, fa capire la necessità di una metodologia di trading che possa essere archiviata e studiata attentamente in momenti di tranquillità. L’obbiettivo è di scoprire cosa inibisce le proprie azioni: per esempio ciò che si rimanda fino all’ultimo momento come lo stop loss. Il procrastinare la decisione dell’immissione dell’ordine di vendita è legata al fatto che il non agire è meno doloroso che l’agire nella fase iniziale. Se però si traggono i giusti feed back da queste esperienze negative e nel futuro, invece di porsi la domanda “come posso evitare questa fastidiosa decisione?” ci si chiederà “Se non agisco ora quanto mi costerà alla fine?” sarà possibile abbandonare i comportamenti errati. Il dolore derivante dalle perdite pregresse può essere l’alleato più forte in quanto permette di raggiungere una soglia emotiva che darà la spinta per decidere consciamente ed attivamente senza aspettare passivamente l’inevitabile emozione che si crea con il passare del tempo tenendo le posizioni aperte. In effetti quasi tutti sono consapevoli dei propri errori in Borsa, ma il problema è che non si conosce il perché si incorre spesso in questi errori e quindi in realtà non si conosce il modo di evitarli. Il problema è rappresentato dalla scarsa conoscenza che si ha di se stessi e soprattutto delle motivazioni, spesso non coscienti, che spingono ad alcuni atteggiamenti quando si opera in Borsa. Ci sono, ad esempio persone che psicologicamente non possono sbagliare o non possono perdere, che avranno una distorsione della realtà ogni qual volta il riconoscerla comporterà l’ammissione implicita dello sbaglio o della sconfitta. Ad esempio, stabilire uno stop loss ancora prima di acquistare un’azione comporta, in realtà, l’ammissione di potersi sbagliare ed è proprio qui che subentrano le difficoltà psicologiche che impediscono di porre un limite di prezzo per porre un argine ad un’eventuale perdita. Pur sapendo perfettamente che applicare lo stop loss è la cosa più saggia da fare, specie in periodi di Borsa sfavorevoli, non si riesce proprio a farlo. La “razionalizzazione” in questo caso sarà, ad esempio, che non si gioca in Borsa per perdere denaro, per giunta preventivandolo e poi che se si crede veramente in quell’azione fino al punto di comprarla perché bisognerebbe contemplare l’ipotesi che l’azione vada giù invece che su? Per razionalizzazione, in psicologia, si intende un’argomentazione che ha solo l’apparenza della razionalità e viene da noi stessa creata proprio per mettere a tacere il nostro io razionale, che evidentemente obbietta. Il dialogo interno è la conversazione mentale che sosteniamo costantemente con noi stessi durante l’acquisto di un titolo. In pratica, le “razionalizzazioni” che ognuno racconta a se stesso, ci fanno arrivare a costruire la realtà borsistica intorno a noi con i nostri stessi pensieri scambiandoli con la situazione reale; ci raccontiamo che lo scenario borsistico è in quel modo e restiamo convinti che quella descrizione sia la realtà. La differenza fra chi ha un approccio vincente al trading e chi no è data dalla capacità di fermare il dialogo interno come chiave per delle decisioni obbiettive e quindi dal non agire in momenti di stimolo mentale all’acquisto di un titolo. A causa dell’aumentare di stimoli dati dal trading on-line e dalla sua facilità operativa ci si trova sempre più spesso a prendere decisioni sbagliate e, dunque, diventa sempre più indispensabile reinventare il modo di agire in borsa cioè rispondere in maniera nuova alle nuove situazioni per fare trading in maniera più oggettiva e vincente. Sembra allora chiaro che la causa di comportamenti autolesionistici è l’ego che non vuole assolutamente ammettere di avere sbagliato, “inventando” ogni sorta di razionalizzazione per non uscirne traumatizzato. In realtà è proprio l’ego interno una delle cause maggiori di fallimento dei trader perché offusca la realtà e quindi la verità provocando molti più danni dei manipolatori della Borsa che spesso vengono chiamati in causa.

 

3.7. I Trading System

Dalle precedenti considerazioni risulta evidente che la componente soggettiva ed emozionale può portare il trader a prendere decisioni errate, soprattutto in caso di mercati estremamente volatili. Per evitare questi errori può essere decisamente utile l’utilizzo di un sistema automatico di trading, che fornisca all’operatore segnali di compravendita chiari e assolutamente privi della componente soggettiva. I trading system non sono altro che un insieme di regole di trading la cui finalità non è quella di fare previsioni sull’andamento del mercato analizzato, ma prendere atto delle condizioni di mercato, della loro evoluzione e tentare di sfruttarle. Per essere efficaci devono però essere seguiti in modo rigoroso: il trader deve limitarsi a obbedire ai segnali forniti dai modelli che non fanno altro che seguire in modo computerizzato la stessa logica di trading decisa dall’operatore, senza cercare di interpretarli in base alla sua visione, che risulterebbe condizionata dall’emotività del momento.

Sostanzialmente, adottando un trading system, si rinuncia ad un po’ di flessibilità in cambio dei seguenti elementi:

Ø     Coerenza nella gestione delle posizioni: l’apertura di una posizione deve essere motivata. Le motivazioni possono essere le più diverse, l’importante è che siano esplicitate. La chiusura, conseguentemente, deve aver luogo non appena viene a mancare la motivazione. Le posizioni, quindi, hanno dei presupposti chiari e ben definiti, che non possono essere cambiati in corsa: l’intento è chiaramente quello di evitare il protrarsi ingiustificato di posizioni insensate. Come, per esempio, portare in perdita una posizione che era profittevole, senza intervenire, per la paura di vendere e veder subito dopo ripartire il titolo. L’esplicitazione dei motivi della posizione consente anche di analizzare l’intensità quantitativa della sua ragion d’essere.

Ø     Assenza di emotività: l’insieme delle informazioni e dei rumors relativi ad un mercato o ad uno strumento finanziario è sempre frammentario e spesso contraddittorio. Questo produce un’operatività basata su scelte impulsive, che accentuano spesso in modo eccessivo elementi che in seguito si riveleranno inconsistenti.

Ø     Personalizzazione: ogni trader dovrebbe trasmettere al proprio trading system la somma delle conoscenze acquisite nella sua esperienza di trading. Il trading system dovrebbe riflettere quindi le preferenze del suo ideatore relativamente ad alcuni aspetti fondamentali:

·        Frame (periodo) temporale: possiamo cercare i trend intermedi del mercato, analizzando i dati settimanali, oppure scendere a quelli daily che vengono ritenuti il frame migliore su cui operare. A frame più rapidi può dedicarsi soltanto chi lavora professionalmente sui mercati e ha il tempo e i mezzi per operare a livello di ore, minuti o contratti scambiati.

·        Livello di rischio/profitto ottimale: questo elemento è connesso al frame utilizzato. Innanzitutto si può notare come detenere un’attività sia sempre un rischio, definiamolo come:

Rischio=volatilità*tempo

Pertanto chi cerca di limitare il rischio scegliendo strumenti ritenuti comunemente poco “pericolosi”, perché poco volatili, e li tiene in portafoglio per mesi, sta rischiando molto di più di chi tiene uno strumento molto volatile per pochi minuti.

 

 

 

Questo può essere colto visivamente nella figura, in cui l’area blu è maggiore di quella gialla.

Ø     Differenziazione: adottare un trading system diverso per ogni strumento su cui si lavora, magari con frame e su mercati diversi, permette al trader di concentrarsi sugli equilibri dell’insieme, senza affannarsi dietro ai dettagli e riducendo i rischi.

 

Come costruire un trading system:

I passi necessari per la definizione di un trading system sono riassumibili in alcuni punti:

Ø     Innanzitutto è necessario identificare il mercato o i mercati su cui operare. E’ fondamentale che il trader si posizioni solo sui mercati di cui conosce bene il funzionamento, i comportamenti e la liquidità. Al contrario è meglio evitare i mercati poco conosciuti.

Ø     In secondo luogo è necessario individuare il trend: la definizione di trend non è univoca ma dipende dall’orizzonte temporale su cui si opera (intraday, daily o un orizzonte di medio termine). Non esiste di conseguenza una definizione oggettiva di trend, ma bensì una definizione (soggettiva) che è in funzione dell’attitudine al trading di ciascun operatore. Ciò fa sì che ogni trader sceglierà il cosiddetto time frame ideale rispetto alle sue esigenze.

Ø     Successivamente è necessario individuare la “time condition” (condizioni del momento) per l’entrata sul mercato. A questo riguardo occorre distinguere tra setup e entry. Il setup è composto dalle idee per la costruzione del sistema di trading e dall’utilizzo dei diversi indicatori per descrivere e analizzare la situazione del mercato esaminato, che è il compito del trading system: un semplice sistema di trading può, infatti, essere costituito dall’incrocio dei prezzi con la media mobile a 21 sedute, per esempio, acquistando quando i corsi passano sopra la media e vendendo nel caso opposto; sul grafico vengono quindi generati i relativi segnali operativi, in corrispondenza del momento in cui sono stati storicamente validi, accompagnati in alto dall’andamento dell’equity line. L’entry è, invece, costituito dalle diverse modalità di entrata sul mercato (tipologia di ordini, pivot, nuovi massimi/minimi, breakout, analisi della volatilità ecc.) e in pratica rappresenta l’insieme di tutti i filtri d’ingresso (esterni al trading system) per far sì che i falsi segnali vengano ridotti quanto più possibile.

Ø     E’ poi necessario identificare il trend di medio-lungo termine e individuare alcuni indicatori intermedi di brevissimo termine, più reattivi, che hanno il compito di evidenziare il comportamento più opportuno per l’entrata sul mercato (il cosiddetto timing puro).

Ø     L’elemento determinante per il successo di qualsiasi modello di trading è l’utilizzo di stop loss. Questi ultimi permettono infatti di ridurre notevolmente il rischio (derivante dalla volatilità del mercato) associato al modello e andranno posizionati in funzione della volatilità del mercato e della propensione al rischio di ciascun trader.

Ø     Altrettanto importante è poi il timing di uscita, il cui principale obiettivo è quello di proteggere il capitale, piuttosto che massimizzare il rendimento assumendosi un rischio eccessivo. A questo proposito può tornare utile spostare il livello di stop loss in modo tale da seguire l’evoluzione dei corsi, proteggendo così i guadagni da eventuali ribaltamenti improvvisi del trend.

 

L’ottimizzazione dei trading system:

Una delle problematiche principali relative all’utilizzo di un trading system riguarda la sua ottimizzazione. Ottimizzare un trading system significa calibrare il modello in base alle caratteristiche (la più importante delle quali è sicuramente la volatilità) della serie storica, cioè del mercato in cui si intende operare. I più diffusi software di analisi tecnica permettono di ottimizzare in modo automatico i modelli di trading costruiti su qualsiasi serie storica e orizzonte temporale.

 

Misurare i risultati del trading system:

Gli indicatori più utilizzati per valutare il rendimento di un trading system si basano, oltre che sulla performance realizzata, anche su altri parametri: in particolare, è bene tenere in considerazione valori quali la percentuale di operazioni vincenti sul totale, il numero consecutivo di operazioni chiuse in utile e di quelle chiuse in perdita, i valori medi e massimi delle vincite e delle operazioni perdenti. Molto importante è tenere sotto controllo il cosiddetto drawdown, cioè la massima perdita ottenuta seguendo i segnali del trading system sull’equity line (che è la somma cumulata dei profitti e perdite generati dal trading system, riportando sempre aggiornato il risultato finale).

 

3.8. I malati di borsa

In molti, dunque,  hanno creduto al sogno della borsa slot machine che regala soldi a suon di ipo e molti sembrano crederci ancora. Sono quegli investitori che qualche giornalista ha definito i “drogati” del trading on-line, i forzati al computer anche 12 ore al giorno per seguire numeri, statistiche e analisi, e che hanno perso di tasca propria nel disastro della New Economy. Lo scoppio della bolla speculativa, infatti, ha colpito proprio i più deboli, i meno preparati, i day trader dell’ultimo minuto. La virtualità di Internet accanto a quella della borsa ha creato spesso illusioni. Che cosa è accaduto? Il fenomeno della borsa-gioco, ben diverso da quello dell’investimento ragionato e pianificato a tavolino, ha preso piede in Italia molto rapidamente e nel giro di due anni è divenuto un business miliardario. Molti, del tutto digiuni di ogni cognizione di gestione finanziaria, hanno continuato a comprare gli stessi titoli, le stesse Seat-Telecom-Tiscali, nella speranza di mediare al ribasso, ovvero accumulare un titolo che sta perdendo per abbassare il prezzo di acquisto. Un errore di ingenuità pericoloso che ha fatto impegnare patrimoni in società che non facevano utili e fanno perdere oltre tutto nuove occasioni di acquisto.

Il comportamento di certi trader potrebbe essere assimilato a quello dei giocatori d’azzardo, ovvero un comportamento di tipo compulsivo, in cui c’è l’incapacità a fermarsi una volta iniziato. Chiaramente i casi in cui investire può essere considerata una vera mania sono molto rari, eppure esistono.

Il “giocare in borsa”, un’espressione che rivela già molto in sé, può, alle volte, assumere un comportamento patologico, come nel caso del gioco d’azzardo. Come nell’incallito giocatore d’azzardo, anche nell’investitore sempre più spesso si riscontrano comportamenti patologici che lo portano ad operare freneticamente, l’assuefazione porta infatti ad operare senza riflettere. Sempre più spesso i mercati finanziari vengono paragonati ai casinò oppure alla droga: situazioni nelle quali è evidente una condizione di vizio e di dipendenza. Il pericolo per questi particolari malati viene tra l’altro dalla legittimità del mercato in quanto, se dal gioco d’azzardo possono derivare complessi di colpa, così non è per i mercati finanziari dove il piacere sembra essere lecito. La personalità del giocatore d’azzardo è pienamente adattabile all’investitore patologico, anch’egli carico di ottimismo, nelle operazioni rischia smodatamente. A livello psicologico a rendere il gioco tanto eccitante e coinvolgente è l’alternanza di sentimenti opposti che vanno dall’angoscia all’esaltazione onnipotente di vittoria. Nelle speculazioni sui mercati finanziari si trovano quindi, sebbene meno palesi, le caratteristiche del gioco d’azzardo; cioè sono giochi legati almeno parzialmente al caso, si svolgono in contesti caratterizzati da incertezza, contesti nei quali il livello di informazione spesso è molto basso e mancano elementi favorenti una decisione piuttosto che un’altra. E’ proprio questa incertezza che rende l’investimento o il gioco d’azzardo appassionanti, creando uno stato di tensione continua che provoca un’intensa eccitazione tanto da divenire attivante nella vita della persona.

Si focalizzi, adesso, l’attenzione sulle motivazioni che possono spingere l’individuo a investire capitali in borsa. La motivazione in questo senso è interpretabile come l’insieme dei fattori o motivi che stanno alla base del comportamento, lo sollecitano e l’orientano in determinate direzioni. Da un punto di vista generale l’idea associata al tema della motivazione è dunque quella dell’obiettivo, del traguardo, della meta che rappresenta l’esito dell’agire. Appare subito evidente che lo scopo primario di chiunque investa del denaro è quello di ottenere, a fronte di un rischio, un rendimento. E’ necessario però compiere un passo avanti in questa interpretazione in quanto, a volte, quello che parrebbe un semplice desiderio rappresenta in realtà un bisogno di investire legato ad un fattore inconscio che permette all’investitore di aver qualcosa in cui sperare, al quale poter attaccare i propri sogni.

 

3.9. Il meccanismo delle influenze sociali

La casa da gioco, come i mercati finanziari, è una situazione di gruppo che ha una funzione di contenitore protettivo, ma funge anche da sprone verso determinati comportamenti collettivi. E’ psicologicamente dimostrata l’importanza del gruppo nell’assunzione di atteggiamenti a rischio. Si sostiene che i gruppi tendano a prendere decisioni più rischiose perché c’è qualcuno con cui condividere il peso della responsabilità. E’, quindi, di fondamentale importanza lo sforzo dell’investitore nell’eliminare dall’operato tutte quelle componenti di carattere psicologico che in una maniera o nell’altra vanno ad alterare una situazione di equilibrio. Per questa ragione sono molto diffusi i trading system, ossia le modalità operative dettate da macchine che hanno il grande vantaggio, almeno in questo caso, di non pensare, ma prendere delle decisioni in funzione di parametri e valori da noi impostati. La teoria economica tradizionale ha difficoltà a spiegare determinate oscillazioni dei valori dei titoli. Il valore di un titolo, infatti, dipende in buona misura dall’opinione che la gente ha su di esso. Le variazioni di prezzi sono quindi dovute, oltre al flusso di dividendi attesi, anche a tutte quelle informazioni meno direttamente correlate con la borsa, come quelle di carattere politico, piuttosto che le notizie derivate dai media e le reazioni di carattere psicologico della massa che investe. Si possono, quindi, delineare due tipologie di investitori: la prima è rappresentata dalle persone che associano le oscillazioni dei prezzi alle fondamenta economiche sottostanti ad esse; la seconda comprende gli investitori che considerano i prezzi di mercato meno correlati a fattori economici e maggiormente a fattori di tipo psicologico. Vi è comunque un’attività mentale di tipo cognitivo comune a tutti; ossia il tentativo di anticipare la realtà. Vivendo in uno stato di aspettativa di nuove informazioni è normale che si sviluppi una predisposizione psicologica ad accoglierle ed interpretarle. Ogni individuo utilizza questa ricerca del vero, del giusto, e ognuno entra a far parte così di una grande comunità composta da tutti gli altri membri che riflettono e agiscono come lui sullo stesso oggetto. Lo scopo comune a tutti è quello di raggiungere il successo delle proprie previsioni e questo sui mercati finanziari significa soprattutto guadagnare.

Sebbene la maniera di trattare le informazioni sia uguale per tutti, le previsioni che ne scaturiscono divergono tra loro. Questo perché non viene attribuita la stessa valenza agli elementi processati. Esiste inoltre un fenomeno capace di pilotare le decisioni individuali conformandole a quelle del gruppo. Si tratta del meccanismo delle influenze sociali secondo il quale le opinioni individuali tendono a coincidere con quelle della massa. La spiegazione psicologica di questo fenomeno è insita nel fatto che il gruppo è percepito come un’unità omogenea formata da una moltitudine di idee e comportamenti accettati dalla maggioranza. Il modello concettuale comune si evolve e si sviluppa perché i membri del gruppo tendono a costruirsi rappresentazioni che siano coerenti con i valori comuni. Questo meccanismo spontaneo di normalizzazione e conformità forza i membri ad allinearsi tra di loro e con l’opinione dominante, indipendentemente dal fatto che la si ritenga giusta o meno. Nella fattispecie dei mercati finanziari questo fattore contribuisce ad aumentare la volatilità dei prezzi in quanto aumenta la forza dei movimenti in corso. Sotto l’aspetto psicologico la motivazione risiede nel fatto che quando si è in disaccordo con gli altri (nella fattispecie quando si è contro il mercato) si prova una sgradevole tensione chiamata dissonanza cognitiva che si cerca di eliminare o ridurre. In realtà se l’individuo ha paura di perdere del denaro, ne ha molta di più di farlo da solo; trovandosi in difficoltà o sbagliando non avrebbe nessuna scusante per i propri errori; invece nel gruppo il senso di colpa sarebbe minore in quanto diviso con gli altri. E’ quindi questo il motivo per il quale spesso le oscillazioni dei prezzi non possono essere adeguatamente spiegate con delle motivazioni di carattere fondamentale, o almeno non solo con quelle, perché la psicologia delle masse tende ad aumentare in maniera esponenziale quelli che possono essere considerati i movimenti naturali dei mercati. Facendo ora un passo avanti è possibile evidenziare il fatto che la necessità di appartenere ad un gruppo aumenta nel momento in cui ci si sente in pericolo; considerando che i mercati finanziari sono un campo molto fertile per l’insorgere di minacce, le situazioni di aggregazione spontanea sono assai frequenti. In borsa il trend in questo senso funziona come un catalizzatore, influenza il gruppo, spinge e genera le sue opinioni.

 

3.10. Le comunità virtuali finanziarie

Il termine “comunità virtuale” è oggi più che mai al centro del dibattito tecnologico e sociologico da parte di tutti gli esperti della Rete: creare un insieme integrato di individui che si scambiano idee e soprattutto si sentono parte di un più ampio gruppo più o meno omogeneo di utilizzatori porta ad un aumento esponenziale dell’interesse nei confronti della propria comunità. La stessa natura umana, intimamente portata verso la socialità e l’idea di “gruppo”, trova nella possibilità di aggregarsi intorno ad un interesse comune una realizzazione pressoché completa delle proprie aspirazioni, superando grazie agli strumenti tecnologici le tradizionali barriere geografiche e temporali alla comunicazione fra gli individui. Alla luce di ciò, Internet rappresenta il luogo più adatto per la nascita e lo sviluppo di comunità virtuali e la recente esplosione di siti web che aspirano a divenire punti di aggregazione oltre che meri strumenti di informazione, lo dimostra pienamente: nessuno dei grandi protagonisti della Rete - da Amazon.com a Yahoo, fino ai nostri Tin.it o Virgilio - si sognerebbe di rinunciare ai propri forum, le proprie mailing list o i propri “club”.

Per tracciare un breve profilo storico e tecnologico delle comunità virtuali è necessario tornare indietro fino all’inizio degli anni ‘80, quando Internet era solo un esperimento utilizzato da pochissime Università e agenzie federali americane, ma milioni di appassionati già utilizzavano i loro lentissimi (per gli standard di oggi, ma all’epoca erano lo stato dell’arte) modem per scambiarsi messaggi o per condividere file. All’epoca - e fino ai primi anni del decennio successivo - il mondo della comunicazione telematica era rappresentato sostanzialmente dalle cosiddette B.B.S., ovvero Bulletin Board System: questi sistemi, organizzati e gestiti perlopiù da appassionati che vi dedicavano parte del loro tempo e denaro, consistevano in un computer fornito di un modem su cui era in funzione un programma (detto appunto BBS, anche se poi il termine  ha finito per indicare tutto il meccanismo) in grado di gestire quelli che oggi si chiamano “message board”, o gruppi di discussione. In più, la BBS offriva ai propri utenti una porzione del proprio hard disk su cui “parcheggiare” e scambiare programmi, testi o immagini, che dunque viaggiavano liberi da un computer all’altro grazie alla diffusione delle BBS. In parallelo al mondo delle BBS esisteva poi un ampio numero di reti che consentivano lo scambio di messaggi fra i partecipanti: la più famosa di queste reti si chiamava (e si chiama tuttora, anche se esiste ancora più per ragioni di ordine storico che pratico) FidoNet e può essere considerata di diritto la “mamma” della moderna posta elettronica. Nella prima metà degli anni ‘90 (in Italia, qualche anno prima negli Stati Uniti) fece il suo prepotente ingresso sulla scena telematica mondiale un nuovo modo di interconnettere computer fra di loro e di scambiare informazioni digitali: Internet. I vantaggi di questa innovazione rispetto al precedente sistema furono subito evidenti sia dal punto di vista economico (per connettersi ad Internet è sufficiente telefonare al più vicino nodo di accesso, che spesso è nello stesso distretto: prima, se una BBS era fisicamente situata, ad esempio, ad Helsinki l’unico modo per accedervi era telefonare ad Helsinki) che pratico (sappiamo tutti quanto accattivanti ed interessanti possono essere le pagine di un sito Internet, grazie soprattutto alla possibilità di mischiare testo e grafica: un tempo, invece, le “pagine” delle BBS potevano contenere solo testo, al massimo colorato). Sebbene il “vecchio” mondo delle Bulletin Board System sia ormai tecnologicamente morto e sepolto, quell’epoca ha però oggi un’influenza sulla nostra vita on-line molto maggiore di quanto non si possa pensare. Le BBS e FidoNet erano infatti soprattutto un potentissimo mezzo per comunicare, discutere, chattare e scambiarsi informazioni sui più disparati argomenti, dalla finanza alla musica fino all’allevamento di castori addomesticati. I bit trasmessi su una linea telefonica dai modem degli anni ‘80 e ‘90 portavano di solito con sé una nuova esigenza di socialità che voleva trascendere le barriere fisiche per realizzare il sogno (che non si è ancora realizzato e probabilmente mai si realizzerà) del Villaggio Globale. In questo senso, dunque, quel periodo ha rappresentato per molti odierni intellettuali di Internet la vera “epoca d’oro” della telematica, in cui la comunicazione era rivolta quasi esclusivamente allo scambio di informazioni fra appassionati (e, data la oggettiva complessità del sistema, esperti) e il livello di “rumore”, ovvero di comunicazioni di scarso interesse e poco utili, come da alcuni sono ritenuti tutti i messaggi di natura commerciale, rimaneva su livelli estremamente bassi. Alla luce di ciò quegli anni furono caratterizzati da una diffusione e uno sviluppo straordinari delle comunità virtuali: gli utenti assaporavano per la prima volta la possibilità concreta di “incontrare” altri individui che condividevano le loro passioni, e che in più portavano la loro propria esperienza personale vivendo talvolta a migliaia di chilometri di distanza, in culture e società profondamente diverse. L’avvento di Internet cambiò questa situazione da un duplice punto di vista: da un lato, infatti, le nuove possibilità tecniche diedero rinnovato impulso alle comunità virtuali, che si arricchirono di siti web molto interessanti e iniziarono a sfruttare la potenza dell’e-mail con la creazione di mailing list. Dall’altro, però, il livello di “rumore” aumentò moltissimo, il numero di siti crebbe e continua a crescere più che esponenzialmente riempiendo lo “spazio virtuale” (che sarà pure virtualmente infinito ma soffre ugualmente di problemi di sovraffollamento) di spazzatura in cui è sempre più difficile discernere i pochi siti veramente interessanti. Se questa era la situazione di Internet sino a pochissimi anni fa, oggi la realtà della Rete sta profondamente cambiando: gli esperti e le figure più importanti del settore stanno cominciando a capire che è impossibile trasformare unilateralmente un fenomeno planetario come Internet in un ascetico luogo di meditazione e studio o piuttosto in un immenso mercato delle pulci, e che anzi proprio la dialettica fra profitto/marketing/commercio e non-profit/collaborazione/scambio può portare alla nascita di una nuova e migliore Internet, più vicina alle esigenze degli utenti (non solo in quanto consumatori) e più simile a quella Rete Planetaria che i “padri fondatori” avevano sognato negli anni ‘60 e ‘70. In quest’ottica, dunque, ritorna di grande interesse il concetto di “comunità virtuale”, quel sistema organico di utenti perlopiù auto-gestito e focalizzato su un qualunque argomento, prodotto o interesse ma sempre dotato di una elevata forza centripeta. Alla luce di ciò appare evidente che la strada da seguire anche per un sito di trading on-line, sia quella di puntare sulla creazione di un’affiatata e ben organizzata comunità di investitori, uniti dall’interesse comune nella finanza.

 

3.10.1. I chiacchieroni del Web

Chiacchierare sul Web sta diventando un’abitudine sempre più diffusa, che non lascia immune neppure il settore finanziario. Complice l’atavica passione italica per il conversare. La schiera dei day trader soprattutto, ma anche l’investitore occasionale non sa resistere alla tentazione di passare almeno qualche minuto al giorno su chat e forum dedicati, vere e proprie piazze virtuali, dove si possono scambiare opinioni e pareri sui più disparati argomenti finanziari. Cosa spinge gli investitori a condividere opinioni e informazioni su una piazza virtuale? Incoraggiati dall’anonimato che consentono i nickname più disparati, molti trader si passano informazioni e consigli durante il corso della giornata. E dietro i fantasiosi soprannomi ogni tanto si celano anche veri e propri professionisti. Di solito forum e chat finanziarie sono più affollate quando la borsa sta salendo, mentre quando le cose vanno male è più difficile trovare molte persone che hanno voglia di parlare. Mentre in Italia non tutte le chat e forum sono prese seriamente, ma diventano in alcuni casi ricettacolo di frustrazione e sfoghi, negli Stati Uniti i forum finanziari sono spesso frequentati da serissimi professionisti. Alcune chat come quelle di day trading di Mirc, sono frequentate da veri e propri esperti che mettono a disposizione di tutti analisi, grafici e considerazioni. Questo tipo di chat sono regolate dalla Sec, l’equivalente della Consob negli Stati Uniti, per evitare problemi di insider trading. Si tratta di chat e forum dove è presente un web master che c