3. La psicologia del trading on-line
3.1. Il legame tra borsa e
psicologia
Obiettivo
di questo capitolo è quello di scoprire il legame che esiste tra il mondo della
psicologia ed il mondo della Borsa. Questo legame è più stretto di quanto si possa
immaginare e si chiama uomo. E’ importante conoscere la psicologia degli
investitori e di se stessi, in quanto gran parte delle operazioni che la gente
comune compie in borsa viene influenzata dallo stato d’animo, dalle sensazioni,
dalla paura, dalle emozioni, che sono soltanto individuali e influenzate dalla
situazione contingente, nonché dalla propria storia ed esperienza personale. Se
poi alcuni di questi elementi sono comuni a molti e quindi condivisi, ecco che
un sentimento personale può diventare un sentimento di mercato (sentiment),
in grado di influenzare i movimenti di un’azione o di un’intera borsa. La Borsa
è un fenomeno molto complesso, ma prima di ogni altro aspetto è un fenomeno
sociale, in quanto messo in atto da soggetti umani, e quindi va affrontato con
metodologia psico-sociale, per cercare di trarre conclusioni che possano essere
utili a fini operativi.
Per ogni
tipologia di individui esistono diverse tipologie di trading, ogni stile
richiede un’appropriata strategia e determinate condizioni di mercato per
esprimere al meglio le sue potenzialità. I più famosi trading styles sono:
Ø
Scalp trade
Ø
Day trade
Ø
Overnight trade
Ø
Swing trade
Ø Core trade
Scalp
Trade: uno stile di trading che si propone di
capitalizzare sui piccoli movimenti, utilizzando gli assestamenti di
prezzo che presentano occasioni particolarmente a basso rischio. Lo scalping
richiede l’uso di un sistema d’accesso diretto per
l’esecuzione istantanea dell’ordine. Le occasioni di
scalp si individuano tipicamente nei più piccoli time frames infragiornalieri quali i 2 - 5
e 15 minuti.
Day Trade:
convenzionalmente parlando, un day trade è una posizione aperta e chiusa
nella stessa sessione di mercato. Un day trade è un’occasione con la potenziale
opportunità di trasformarsi in overnight trading o in swing trading, ma che è
trattata in maniera più aggressiva relativamente alla protezione del profitto
sia parziale che completo. I day trades sono individuati
generalmente usando grafici intraday con time frames di lunghezza media quali 15 minuti o al
massimo un’ora.
Overnight
Trade: un overnight trade è tipicamente una posizione in
cui si entra all’ultimo momento della giornata in un titolo che sta chiudendo
con un relativo high allo scopo di cogliere l’opportunità di una potenziale
apertura al rialzo o al ribasso la mattina seguente. L’overnight trade viene chiuso frequentemente all’inizio della
mattina seguente (se non prima dell’apertura), alcuni traders
preferiscono vendere metà della posizione e mantenere la metà restante per un
periodo più lungo e per un guadagno potenzialmente più alto.
Swing
Trade: lo swing trade è una posizione impostata con l’idea
di trarre profitto dall’oscillazione dei movimenti quotidiani di un titolo. Gli
swing cercano di trarre profitto in un range compreso fra $1 e $4, a seconda
della situazione. Tenuti tipicamente per un periodo di due, cinque (o più)
giorni, gli swing trades si avvantaggiano di una nicchia di mercato
trascurata da molti traders; troppo breve per i grandi investitori
istituzionali, troppo lunga per i day traders (che generalmente non mantengono
posizioni aperte durante la notte). Questo time frame offre
delle ottime opportunità per gli investitori in possesso della esperienza necessaria
per trarne profitto.
Core Trade: un core
trade è uno stile a lungo termine che vuole approfittare d’un
movimento esteso del mercato. Con uno sguardo oltre l’obiettivo usuale dei due,
cinque giorni dello swing trade; un core trade è tenuto spesso per settimane,
se non per mesi. L’uscita da una posizione di core trade potrebbe essere
basata su considerazioni fondamentali sull’andamento del mercato che
segnalano che è giunto il tempo di ridurre l’esposizione, o su considerazioni
fondamentali basate sulla società in sè che avvertono di una possibile
inversione del trend.
Rispetto a pochi anni fa l’impatto degli investitori
singoli sulla Borsa è cresciuto notevolmente. Borsa italiana ha infatti
rivelato che la quota di azioni possedute dalle famiglie italiane è cresciuta
da un 18% del 1996 al 25% del 2000. Sebbene sia difficile capire quanta parte
di questa crescita è stata prodotta da Internet e dal trading on-line, è
evidente che i nuovi mezzi a disposizione hanno permesso comunque di diffondere
una maggiore cultura finanziaria e attenzione al mercato azionario. Infatti, se
dal 1995 è crollato il numero di titoli di stato posseduti in portafoglio dal
25% a circa il 5%, è cresciuto notevolmente l’investimento in fondi comuni da
meno del 5% al 17% circa del 2000, così come è cresciuto, anche se in misura
inferiore, il numero di azioni possedute, sia italiane che estere.
L’ultima indagine fatta da
Bnl e Centro Einaudi mostra che nel 2000 il 24% delle famiglie risparmiatrici
ha comprato azioni. Secondo un’indagine Doxa il 65% degli investitori italiani
sono uomini, abitano al nord-ovest (44%) e hanno un’età fra i 30 e i 50 anni
(57%), una buona istruzione e sono lavoratori dipendenti.
Per il 48% degli intervistati
operare in Borsa è un modo per ottenere un rendimento migliore e per avere dei
guadagni in poco tempo (26%). Addirittura il 9% parla di “costante entrata di
denaro”, mentre il 7,2% lo definisce un “divertimento”.
Ma
gli italiani sono cassettisti o
day
trader? Mentre in passato gli investitori italiani si consideravano
prudenti, oggi invece è aumentata la propensione al rischio degli investitori
italiani, secondo quanto rivela una ricerca curata dall’Ispo, l’Istituto per
gli studi sulla pubblica opinione, in collaborazione con Citibank Warrant,
effettuata su un panel di 5000 persone. Da Bot people, gli italiani si stanno
trasformando in stock people alla ricerca di investimenti capaci di offrire
maggiori opportunità di guadagno. Il grafico mostra, infatti, che mentre
l’investimento in titoli di stato è sceso dal 23,1% dell’Aprile 1997 al 17,7%
del Marzo 2001, quello in azioni è cresciuto notevolmente: a Marzo di
quest’anno ha raggiunto l’11,5% contro il 3,4% di quattro anni fa.
Quali dei seguenti prodotti finanziari le è
capitato personalmente di acquistare o sottoscrivere?

·
L’acquisto di prodotti finanziari è più diffuso fra i maschi e cresce al
crescere della scolarità
·
L’acquisto di BOT, CCT cresce al crescere dell’età degli intervistati
·
Gli investimenti in azioni sono più massicci al nord
Secondo
Renato Manneheimer, presidente dell’Ispo, gli investitori ricercano sempre meno
la sicurezza e sempre di più la reddittività. Infatti la sicurezza è calata dal
73,7% del 1997 al 65% del 2001, mentre la reddittività è cresciuta dal 59,9% di
quattro anni fa all’attuale 64,6%. Inoltre la sicurezza, e quindi l’acquisto di
titoli di stato, aumenta con il crescere dell’età; sintomo che i giovani, in
genere, a fronte di più alti guadagni, sono disposti ad affrontare rischi più
elevati.
Quali sono stati per lei/la sua famiglia i 3
motivi più importanti per la scelta di un prodotto finanziario piuttosto che un
altro?

·
La sicurezza dell’investimento è più citata al centro-sud
·
La sicurezza è indicata al 1° posto da coloro che hanno acquistato
personalmente prodotti finanziari, in particolare in relazione ad azioni e
fondi azionari
·
La percentuale di coloro che indicano la reddittività dell’investimento
cresce al crescere della scolarità
·
La fiducia nei confronti della persona proponente è più citata fra gli
intervistati con bassa scolarità
“Fino ad oggi il trading on-line non ha riscosso molto successo”,
spiega Renato Manneheimer, “ma si tratta di un mercato con alto potenziale di
crescita”. Infatti, anche se solo il 2,5% degli acquirenti di prodotti
finanziari è ricorso al canale Internet, coloro che ritengono l’investimento in
Rete un’opportunità interessante da provare sono quasi il 23,5%. Inoltre, la
propensione all’utilizzo del canale telematico è più elevata nel nord-ovest e
cresce all’aumentare dell’istruzione.
Opinioni
sul trading on-line

·
L’utilizzo attuale e la propensione all’utilizzo del trading on-line crescono
al crescere della scolarità degli intervistati
·
La propensione all’utilizzo del trading on-line è più elevata al
nord-ovest
·
Il trading on-line è ritenuto più pericoloso che interessante in
particolare dagli intervistati con bassa scolarità
Se poi si passa dal mondo
azionario a quello dei covered warrant, l’impatto del trading
on-line è superiore. Il motivo deriva principalmente dal fatto che i covered
warrant sono strumenti veloci, che ben si adattano ad una modalità in
Rete.
Per quanto riguarda il tipo
di titoli acquistati, se chi investe attraverso il trading on-line è stato
portato in modo quasi naturale a guardare con più attenzione titoli Internet e
tecnologici, il 32% delle aziende comprate dai risparmiatori italiani sono del Nuovo
Mercato. Per quanto riguarda il primo acquisto, 135 trader appartenenti
al campione sono entrati nel 1998, mentre 190 l’anno successivo. Nel 2000,
invece, dopo un primo semestre positivo con 114 nuove entrate, è incominciato
un trend decrescente: solo 47 trader hanno deciso di avvicinarsi al mondo covered nel periodo settembre-dicembre
2000. E nei primi mesi del 2001 solo 12 sono i trader approdati al mondo dei covered.
Un ultimo aspetto rivelato
dalla ricerca è la maggiore voglia dell’investitore di tenersi continuamente
aggiornato sulle oscillazioni dei prezzi. Se, da una parte è aumentato il
numero di persone disposte a investire su prodotti finanziari più rischiosi,
dall’altra parte è cresciuta anche la voglia dei trader di essere sempre
continuamente informati sulle notizie attinenti al mercato. L’informazione
quotidiana è salita, infatti, dal 3,2% del 1997 all’8,7% di Marzo 2001, ma
anche quella mensile è passata dal 9,2% al 14,8%.
Quanto
spesso le capita di informarsi, di tenersi al corrente dell’andamento del
valore degli/dell’investimento?

·
L’informazione quotidiana sull’andamento del valore degli investimenti
è più diffusa tra i maschi e tra gli intervistati con alto livello
socio-economico
·
L’informazione quotidiana sull’andamento del valore degli investimenti
cresce al crescere della scolarità degli intervistati
Il trading on-line, dunque, ha rivoluzionato le abitudini degli
investitori italiani, ha sconvolto un panorama finanziario fino a quel momento
piuttosto tranquillo, anche grazie all’alta redditività dei titoli di Stato.
Molti si sono scoperti appassionati di finanza e si sono avventurati senza le
necessarie competenze in un settore dove, invece, è necessario grande studio e
massima professionalità. Lo stato d’animo che ha spinto gli investitori ad entrare
velocemente sul mercato finanziario attraverso il trading on-line è stato
quello chiamato dagli americani fear
of missing the boat (paura di perdere il treno) che, nel caso di chi
opera in borsa, vuol dire paura di perdere un guadagno. L’investitore medio è
stato pervaso da un sentimento d’ansia mista al rammarico di non essersi
immediatamente accodato a coloro i quali potevano già godere di guadagni
stratosferici in pochissime ore. Prima di iniziare ad operare in prima persona
sul mercato finanziario sarebbe stato utile leggere ciò che ha scritto Gary
Bieldfeldt, uno dei più famosi trader di Wall Street, che basava la sua
filosofia sulla specializzazione, ovvero il contrario della diversificazione.
Diceva Bielfeldt: “la miglior cosa che possa fare chiunque si avvicini per la
prima volta ai mercati finanziari è apprendere come funziona un trading
system. Questo lo porterà a riconoscere l’importanza del sapere lasciar
correre i profitti e di come le perdite devono essere tagliate”. Fra le
caratteristiche necessarie ad un buon trader indicava la capacità di perdere;
questa implica il fatto di non essere emozionalmente toccati in caso di una o più
operazioni chiuse in perdita e, quindi, porta a rispettare automaticamente lo stop-loss,
cosa che invece molti non fanno perché psicologicamente impediti. Ulteriore
requisito che doveva avere il trader di successo, secondo Bieldfeldt, era il
coraggio che significa saper affrontare il mercato con la sicurezza necessaria
che nasce a sua volta dall’essersi preparati professionalmente. Un buon
investimento è un’operazione complessa e difficile che richiede tempo, attenzione,
competenze. Attraverso l’utilizzo di alcune semplici precauzioni e di un
approccio mentale “giusto” è possibile diventare dei “Winning trader”
(investitori vincenti) sviluppando alcune doti indispensabili come il senso
della realtà, l’obbiettività, la pazienza e la disciplina. Indipendentemente
dalle caratteristiche operative dell’individuo che si cimenta con i mercati
finanziari, sia che si tratti di un trader professionista sia di un
risparmiatore meno esperto, di uno speculatore o di un cassettista, la
disciplina assume sempre un ruolo di primaria importanza. Per disciplina si
intende la capacità di mantenere un equilibrio psicologico mediante il
self-control, il possesso di una metodologia mentale e operativa atta a
permettere di conservare l’obiettività e la razionalità anche nei momenti più
difficili, questo naturalmente oltre ad una competenza specifica e settoriale.
L’equilibrio dell’investitore può essere turbato da fattori sia interni che
esterni. Essi fanno sì che il nostro stato emotivo oscilli tra due estremi
altrettanto pericolosi: da un lato la paura e dall’altro la presunzione e
avidità (fear and greed), paura d’incorrere in perdite da una
parte ed eccessiva confidenza con i mercati dall’altra. Questi due fattori li
si può vedere rispecchiati nei listini di borsa e negli andamenti dei mercati,
poiché le fluttuazioni dei prezzi sono fortemente influenzate dalle speranze e
dalle paure degli investitori. Nell’attività di chi opera in borsa è bene prefiggersi
come meta da raggiungere una condizione di stabilità ed equilibrio psicologico
approssimativamente posizionata a metà tra i due estremi suddetti. Nel concetto
di paura vengono ricompresi una molteplicità di stati emotivi quali l’ansia, il
panico, l’ira e l’ostilità, stati d’animo che frequentemente ci fanno agire
come non vorremmo o non dovremmo. La paura sui mercati finanziari si diffonde
facilmente, come del resto ogni condizione di panico, ed è facile perdere la
razionalità sopravvalutando una situazione magari solo di allarme (tipico caso
di panic
selling). Sui mercati finanziari le paure possono inoltre manifestarsi
con differenti tipologie: la paura che un ribasso possa non avere mai fine (never-ending
bear market), o altresì molto frequente la paura di rimanere esclusi da
un affare o come si usa dire di “perdere il treno”. In genere sono tutte
situazioni nelle quali si offusca la
realtà o quanto meno ci appare in maniera distorta. A volte si rifiuta di
accettare le cattive notizie prediligendo quelle buone, si sminuisce l’entità
delle prime esaltando quelle delle seconde, si rifiuta di accettare la realtà.
Soprattutto nell’economia e nella finanza una superficialità del genere può
essere causa di gravi errori, bisogna saper valutare ogni notizia con estrema
obiettività, attribuendole il giusto peso e la giusta rilevanza. Altrettanto
pericoloso è l’estremo opposto, cioè quello dell’ingordigia associata alla
presunzione (questo è il significato anglosassone di greed). Questa combinazione di
eccessiva confidenza con il mercato e del desiderio di fare grandi guadagni in
poco tempo ha portato al tracollo svariati trader. Operativamente la
presunzione può portare l’investitore a cadere nella trappola cosiddetta “della
piramide”, meccanismo che ci porta ad essere vittime del nostro stesso
successo, a incrementare sempre più l’entità degli investimenti, forti dei
guadagni riscontrati, fino al punto che un investimento non andato a buon fine
comporterà delle perdite sproporzionate rispetto ai guadagni ottenuti. E’
questa una situazione nella quale si perde la razionalità e l’ingordigia di
denaro, assieme al miraggio di forti guadagni, non ci permettono di vedere la
possibilità di sbagliare; si chiama struttura a piramide appunto, perché ad
ogni successo si incrementa la somma investita e quindi l’esposizione al
rischio. Quando il successo non è controllato cela il seme del fallimento,
comincia a emergere l’euforia e una certa sensazione di invincibilità, si
prendono rischi sempre più grandi e decisioni sempre meno accurate con gli
evidenti danni che ne possono derivare. Alcuni dei grandi trader sono ben a
conoscenza di questo fattore emotivo e, a seguito di una rilevante serie di
successi, si allontanano dal mercato per un certo periodo al fine di
raccogliere le idee e riacquistare la razionalità. Quando a lungo non si
commettono errori il rischio è quello di abbassare la guardia a causa
dell’eccessiva sicurezza. Bisogna abbandonare l’idea di avere la verità in
tasca in quanto la rigidità è uno dei maggiori difetti per chi opera in borsa.
L’approccio che dovrebbe guidare il trader è detto open to revision, ossia
pronti a cambiare idea quando le circostanze o i fatti lo impongano. In borsa
si opera per guadagnare e non certo per avere ragione e per questo è
controproducente fare delle previsioni nel senso stretto del termine. Bisogna semplicemente
prendere atto di quello che accade o è accaduto e dunque regolarsi di
conseguenza. La maggior parte dei trader si concentra sul prevedere più degli
altri e più correttamente: questo dipende dalla nostra formazione che ci spinge
a cercare di avere ragione. Fare buon trading non ha nulla a che vedere con il
predire correttamente i mercati; infatti un bravo trader potrebbe avere ragione
solo nel 30% dei casi ed avere performance soddisfacenti, questo perché il
guadagno in Borsa non è legato alla correttezza delle previsioni, ma alla
capacità di far correre i profitti e tagliare le perdite. Charles Dow disse che
“Nessun altro fattore è maggiormente responsabile delle perdite in borsa quanto
l’orgoglio di ammettere i propri errori”. A tutt’oggi a distanza di oltre mezzo
secolo, non c’è nessuna statistica che invalidi questa affermazione di Dow.
L’orgoglio delle proprie opinioni fa disastri anche quando si inanellano una
serie di risultati positivi, l’entusiasmo e la presunzione associati ad un giudizio
tecnico più superficiale e spesso associato a strumenti finanziari con effetto
leva, portano ad abbassare il livello delle difese ed a far assumere più
rischi, cosa che, spesso, porta a perdere in poche operazioni quanto più o meno
faticosamente accumulato nel passato. L’atteggiamento nel trading, in realtà,
deve essere approcciato, con molta cautela, come qualunque altra professione,
ma questo non avviene fondamentalmente per due motivi:
1)
Il
costo e l’impegno personale per iniziare a fare trading è sostanzialmente
contenuto: piccoli capitali, un telefono, un contratto sottoscritto con la
propria banca o sim e un monitor per guardare i prezzi. Non esiste al mondo una
professione più facile, veloce e allettante da iniziare; basti pensare ad un
qualsiasi colloquio di lavoro dove si deve dimostrare l’esperienza richiesta, o
le qualifiche professionali, ecc. Anche una nuova attività imprenditoriale
richiede licenze, autorizzazioni, contratti, uffici, attrezzature, impianti,
attività di marketing, ecc. Iniziare ad investire in Borsa, invece, nel
confronto è evidentemente molto più semplice.
2)
E’
opinione comune che fare trading sia semplice: basta acquistare basso e vendere
alto. I mezzi di comunicazione e la stampa fanno il resto in termini di
stimoli, e parlano con enfasi dei vincenti. Tutto questo condiziona il neofita,
facendogli pensare che sostanzialmente sia semplice guadagnare soldi, o quanto
meno ci sia un rischio contenuto.
Il fatto che sia semplice
guadagnare in Borsa è, evidentemente, falso ed incoerente con la realtà e lo
dimostra il fatto che alcune delle menti migliori a livello mondiale hanno
investito risorse enormi e tempo per guadagnare sui mercati. Questo dimostra
che il trading è enormemente più complicato di quello che possa apparire.
La prima debolezza che il mercato sfrutterà a suo favore è
l’orgoglio del neofita. Di conseguenza questo è il primo aspetto dal quale ci
si deve difendere: quando un trader permette al proprio orgoglio, cioè al proprio
ego, di prendere il sopravvento le difficoltà aumentano in maniera
esponenziale. Bisogna imparare dai propri errori; un corretto atteggiamento
mentale è quello di essere estremamente guardinghi, cioè essere pronti a
cambiare approccio se le condizioni che hanno spinto a determinate conclusioni
si rivelassero errate. Per capire se le condizioni di mercato stanno cambiando
bisogna fare un’analisi delle ultime operazioni in perdita e analizzare che
cosa ha portato a quelle considerazioni e perché i risultati sono diversi dalle
aspettative. Non bisogna, dunque, subire passivamente questa situazione ma
analizzarla imparando ad adottare un sistema di regole ed allenarsi ad
applicarle quasi automaticamente, senza mai metterle in discussione mentre
operiamo. Le regole più importanti e spesso trascurate sono:
1)
Stabilire
la perdita massima che si è disposti ad accettare (stimata mediamente fra il 4%
ed il 6%). E’ da tenere presente che in base a questa regola per perdere tutto
il capitale disponibile ci vorrebbero (nel caso del 5%) 20 compravendite
perdenti di fila, cosa che sembra altamente improbabile.
2)
Stabilire
lo stop
loss (ferma la perdita), ossia il limite prefissato della perdita che
si è disposti a sostenere per ogni singola operazione ancor prima di acquistare
un’azione.
3)
Cercare
il più possibile di stabilire un prezzo obbiettivo (target price) al
raggiungimento del quale bisognerà vendere l’azione acquistata; sempre in base
al principio di prendere le decisioni a mente fredda, anche per questa vendita
l’ordine dovrebbe essere dato contestualmente all’acquisto e andrebbe eseguito
in automatico.
4)
Mai
permettere che un guadagno si trasformi in perdita perché quando questo accade
si perde fiducia in se stessi o, peggio, ci si sente vittima degli speculatori
(market manipulators) che
manovrano il mercato a loro piacimento. Questo è un tipico atteggiamento
mentale (mindset)
dei trader perdenti che si crogiolano in questa situazione. Quando si incappa
in questo errore è meglio non operare per un po’ per capire il perché di questo
sbaglio che, in verità, è piuttosto frequente e diffuso.
Uno degli errori più comuni dei trader, dovuto al
non rispetto del sistema delle regole, si definisce loss trap, ossia tenere titoli
in perdita perché il titolo è troppo deprezzato per poterlo vendere. Quando un
solo titolo è immobilizzato, ci si può permettere il lusso di aspettare tenendo
immobilizzata una piccola cifra, ma se i titoli “bloccati” iniziano ad essere
diversi, essendo le risorse nella maggioranza dei casi limitate, rimanere
invischiati su una o più azioni che non vanno precluderà la possibilità di far
“lavorare bene” i soldi. Anche se dopo un lungo downside (discesa) il titolo
si decide a risalire recuperando quanto perso ed entrando in zona guadagno, non
vorrà dire che la strategia adottata sia giusta. Questo perché resterebbe
sempre da chiedersi quale sarebbe stata la redditività di quei soldi se invece
che su quel titolo in perdita, o stagnante, fossero stati impiegati su titoli
vincenti. E’ evidente, quindi, come il fattore tempo sia fondamentale nelle
strategie di Borsa in quanto è chiaro come sia ben diverso guadagnare, ad
esempio, il 10% in un giorno, una settimana o in un anno.
Un altro errore in cui incorrono spesso i trader è quello di giudicare conveniente
un’azione perché ha perso molto. Si spiegano così i portafogli di molti
investitori pieni di azioni di aziende che all’inizio della loro interminabile
discesa dei corsi sembravano in ottima salute. Succede spesso che la situazione
si appesantisce ulteriormente allorquando gli investitori scelgono la strategia
di mediarle al ribasso, cioè
accumulare il titolo acquistandolo a prezzi via via più bassi lungo tutta la
parabola discendente.
Un tipo di paura particolarmente
insidiosa è la lossing out fear che si manifesta
dopo una forte crescita dei prezzi, come timore di “rimanere tagliato fuori da
straordinarie occasioni di profitto”. Spesso l’investitore irritato per le
occasioni mancate, rischia di prendere posizione frettolosamente e nel momento
sbagliato. Alcune volte per l’ansia di non perdere altre opportunità, il trader
filtra l’informazione non valutando cattive notizie. Simmetricamente, la stessa
paura spinge ad uscire dal mercato troppo presto per il timore di non saper
cogliere le prime notizie negative. Un fattore di condizionamento molto
negativo nelle scelte finanziarie è l’impazienza. Già Wolf nel 1926,
individuava una tendenza irrazionale alla presenza, a tutti i costi, nel
mercato, detta ironicamente Mercantite. Più recentemente Bernstein
individua una vera e propria dipendenza da contrattazione, (searching-for-a-good-trade
sindrome): potenzialmente molto pericolosa. E’ meglio astenersi
dall’agire nelle situazioni di eccessiva incertezza, quando, cioè, è esaltata
pericolosamente la sensibilità alle minime notizie negative. La Mercantite,
è certamente il problema più pericoloso che grava intorno alle sorti del
trading on-line in quanto limita la percezione delle più importanti vicende
economiche da parte degli investitori. Questo problema a lungo andare potrebbe
essere l’elemento che conduce ad un deciso ridimensionamento delle transazioni
da casa in quanto gli investitori, frustrati e con forti perdite in conto
capitale, sarebbero spinti ad abbandonare questa forma di investimento.
Le regole del buon agire nei mercati sono una condizione
necessaria, ma non sufficiente per ottenere buoni risultati. L’anello debole
della catena che porta ai successi di Borsa rimane la personalità
dell’investitore.
Che cos’è, dunque, che
contraddistingue un operatore di borsa vincente (winning trader) da un
operatore perdente (lossing trader)?
Per rispondere a questa
domanda è interessante consultare i risultati di uno studio di Terrance Odean
che ha raccolto le storie di trading di oltre diecimila account (conti) e non
sorprendentemente, è giunto alla conclusione che la maggior parte dei trader
aveva fatto peggio del mercato (underperformed the stock market) e
solo una piccola minoranza lo aveva battuto. In realtà soltanto metà dei
traders attivi se l’era cavata, raggiungendo appena il punto di pareggio (break even)
e solo l’1% aveva generato un ritorno mensile di oltre il 5%. Secondo Odean se
la maggior parte della gente attualmente perde soldi in Borsa, allora il
mercato può essere assimilato ad una piramide in cui la ricchezza è trasferita
dalla base verso il vertice, ossia dalla massa degli intermediari finanziari ai
manipolatori di mercato (stock manipulators), ai market maker ed a una piccola elite di
speculatori. In definitiva si può dire che la gente non perde soldi perché
incapace o per mancanza di conoscenza, ma che la principale differenza fra
winning trader e lossing trader è psicologica. In linea generale si può dire
che vincenti e perdenti dispongano delle stesse informazioni, eppure i loro
comportamenti differiscono in modo sostanziale. Allora sono gli atteggiamenti
mentali (mindset)
che contraddistinguono gli operatori di borsa vincenti da quelli perdenti. Il
comportamento di un investitore è il riflesso della sua personalità la quale è
appresa attraverso una serie di esperienze vissute dall’individuo. Il
comportamento è pertanto modificabile attraverso una serie di azioni che
l’investitore deve decidere di compiere per migliorare la propria operatività.
In particolare il trader è in grado di modificare la propria reazione a
determinati impulsi. Se decide di farlo è probabile che riesca a portarsi al di
fuori della grande categoria degli investitori che perde regolarmente, a favore
di pochi grandi operatori che beneficiano degli errori di molti.
Un atteggiamento mentale
tipico del winning trader potrebbe essere così riassunto: se il mercato non fa
quello che mi aspetto, allora devo riconsiderare la situazione. Per contro il
lossing trader penserà che è impossibile capire il mercato, che non ci sono
dubbi che questo sia truccato e che l’errore non è dentro di se, ma è il
mercato a sbagliarsi.
Gli investitori vincenti,
non si prefigurano un solo scenario e meno che mai ci si “affezionano” sperando
che si materializzi per confermare la propria previsione. Al contrario essi
ipotizzano almeno due scenari alternativi e per ogni scenario possibile avranno
una precisa strategia da adottare, preventivamente definita, quanto più è
possibile nei dettagli. Così facendo, difficilmente il mercato li coglierà di
sorpresa determinando in loro scoramento, disorientamento e paralisi. Ciò che
bisogna evitare, è dunque farsi cogliere di sorpresa dal mercato e rimanerne in
balia quando si è rivoltato contro. In questo caso la responsabilità non è di
coloro le cui previsioni sono state seguite (agenzie di rating, guru ecc.)
oppure dei manipolatori di mercato, o della sfortuna, ma la colpa, o meglio la
responsabilità, è dei trader che non hanno preso in considerazione questa
normalissima eventualità, approntando un piano per limitare i danni al suo
verificarsi. Prendersi le proprie responsabilità per quello che accade, senza
imputarla al mondo esterno, è il primo passo per non ripetere di continuo gli
stessi errori. I traders vincenti sono,
dunque, quelli che studiando il passato ed il presente, cercano sempre di
prefigurarsi i possibili scenari futuri; cioè delineano due o più possibili
futuri scenari magari dando loro un diverso peso probabilistico sapendo a
priori come comportarsi al verificarsi di una qualsiasi eventualità.
A questo punto è possibile individuare le caratteristiche che dovrebbe avere un
trader vincente. L’umiltà unita a senso della realtà ed obiettività è un
elemento indispensabile per riuscire a non scottarsi pesantemente con i mercati
borsistici. Bisogna sempre tener presente che il “curriculum” non ha nessuna
rilevanza, anzi spesso il sentirsi troppo sicuro di sè, magari a fronte di
risultati passati soddisfacenti, è accompagnato da presunzione e conseguente
distacco dalla realtà che può costare caro annullando in un sol colpo tutte le
vittorie del passato. Ogni giorno, prima di affrontare il mercato, bisognerebbe
sgombrare la mente dai dispiaceri per le perdite subite e dall’esultanza per le
vincite realizzate analizzando la situazione presente con cura, come se non si
fosse mai perso o guadagnato nulla in Borsa.
Un’altra dote fondamentale
del trader vincente è la pazienza. La pazienza deve anche accompagnarsi alla
disciplina, ossia ad un’insieme di regole da seguire scrupolosamente senza mai
debordare, da applicare quasi automaticamente. Senza entrare nel merito della
bontà o meno delle regole da seguire, che comunque devono essere individuate
con calma e competenza, l’importante è averle e avendole monitorare
costantemente i fatti, ossia gli eventi di borsa, per applicarle
automaticamente al variare di questi eventi. Tornando alla pazienza, bisogna
sempre ricordare che in Borsa è importante non avere la frenesia di operare,
cioè non bisogna operare sempre ed a ogni costo. Questo modo di operare porta
ad una sorta di confusione mentale con conseguenti perdite in conto capitale.
Meglio aspettare il momento più opportuno quando il rapporto ricompensa-rischio
è elevato, ossia quando ci sono maggiori probabilità favorevoli. La forza di un
vero trader è la costanza nel superare con la dovuta calma e con la dovuta
quiete interiore i momenti più bui, faticosi, stressanti. I trader vincenti
hanno la caratteristica di rimanere freddi, e di dedicare solo il 10% del loro
tempo al problema e dedicare almeno il 90% alla soluzione.
Leggendo le biografie dei
grandi trader colpisce il fatto che quasi tutti all’inizio dell’attività hanno
subito pesanti perdite. Anche costoro, quindi, erano, per loro stessa
ammissione, affetti da mali diffusissimi quali presunzione, avidità, fretta,
indisciplina. La differenza, quindi, l’ha fatta la loro capacità di mettersi in
discussione, attraverso un faticoso processo di autoanalisi, che li ha portati
ad individuare i propri punti deboli ed a porvi rimedio. Già nel 1923, sulla base
delle testimonianze di esperti agenti si affermava che i nemici mortali dello
speculatore sono: l’ignoranza, l’avidità, la paura e la speranza. Nel 1993
Schwager raccolse da diversi investitori professionali di successo precise
indicazioni sulle reazioni emotive pericolose nelle scelte di investimento:
impazienza, eccessivi timori, troppo ottimismo e persino paura di eccessivi
guadagni sono il segno di conflitti e problemi inconsci alla base di scelte
sbagliate di investimento. Anche Pring, ritiene il controllo delle emozioni
come la più interessante indicazione ricavabile dalla psicologia dei mercati
finanziari. L’investitore deve cercare di raggiungere il massimo
dell’obiettività, evitando le decisioni sotto l’effetto di euforia o di paura.
La migliore tecnica di investimento, dice Richard Bernstein, nelle mani dello
speculatore incompetente e indisciplinato potrebbe diventare uno strumento di
autodistruzione.
Se egli percepisse la propria debolezza e suggestionabilità più facilmente
accetterebbe di stabilire, a priori, una strategia di investimento da seguire
abbastanza rigidamente che lo sorreggerebbe e farebbe da contrappeso
all’influenza degli eventi successivi.
Uno dei metodi efficaci per
avviarsi sulla strada dell’autocomprensione borsistica e diventare winning trader, potrebbe essere quello
di prendere l’ultima operazione di Borsa perdente e chiedersi dov’è stato
l’errore. Una volta individuate tutte le possibili risposte bisognerà
analizzarle una per una per riuscire ad individuare il proprio “tallone
d’Achille”. Un sistema di miglioramento del trading può essere l’utilizzo di
una scheda di autovalutazione del trading che viene utilizzata per una
auto-analisi in modo che si possa avere uno spunto di riflessione sul quale
approfondire le analisi del proprio metodo. La scheda da costruire deve
obbligare a riempire dei campi per ogni titolo acquistato e deve essere
costruita in base agli indicatori che si reputano più validi in relazione al
proprio profilo temporale dell’investimento. Alla luce delle schede raccolte ed
esaminate a posteriori è molto più facile capire dove si sbaglia in quanto
molti errori fanno parte proprio del sistema di trading. Il tutto è finalizzato
ad imporre una disciplina operativa e supportarla con uno strumento di analisi
comportamentale che permetta di individuare i punti di debolezza del nostro
trading per diventare vincenti sul mercato borsistico. La scheda, che va
compilata per ogni operazione eseguita, fa capire la necessità di una
metodologia di trading che possa essere archiviata e studiata attentamente in
momenti di tranquillità. L’obbiettivo è di scoprire cosa inibisce le proprie
azioni: per esempio ciò che si rimanda fino all’ultimo momento come lo stop loss.
Il procrastinare la decisione dell’immissione dell’ordine di vendita è legata
al fatto che il non agire è meno doloroso che l’agire nella fase iniziale. Se
però si traggono i giusti feed back da queste esperienze negative e nel futuro,
invece di porsi la domanda “come posso evitare questa fastidiosa decisione?” ci
si chiederà “Se non agisco ora quanto mi costerà alla fine?” sarà possibile
abbandonare i comportamenti errati. Il dolore derivante dalle perdite pregresse
può essere l’alleato più forte in quanto permette di raggiungere una soglia
emotiva che darà la spinta per decidere consciamente ed attivamente senza
aspettare passivamente l’inevitabile emozione che si crea con il passare del
tempo tenendo le posizioni aperte. In effetti quasi tutti sono consapevoli dei
propri errori in Borsa, ma il problema è che non si conosce il perché si
incorre spesso in questi errori e quindi in realtà non si conosce il modo di
evitarli. Il problema è rappresentato dalla scarsa conoscenza che si ha di se
stessi e soprattutto delle motivazioni, spesso non coscienti, che spingono ad
alcuni atteggiamenti quando si opera in Borsa. Ci sono, ad esempio persone che
psicologicamente non possono sbagliare o non possono perdere, che avranno una
distorsione della realtà ogni qual volta il riconoscerla comporterà
l’ammissione implicita dello sbaglio o della sconfitta. Ad esempio, stabilire
uno stop
loss ancora prima di acquistare un’azione comporta, in realtà,
l’ammissione di potersi sbagliare ed è proprio qui che subentrano le difficoltà
psicologiche che impediscono di porre un limite di prezzo per porre un argine
ad un’eventuale perdita. Pur sapendo perfettamente che applicare lo stop loss
è la cosa più saggia da fare, specie in periodi di Borsa sfavorevoli, non si
riesce proprio a farlo. La “razionalizzazione” in questo caso sarà, ad esempio,
che non si gioca in Borsa per perdere denaro, per giunta preventivandolo e poi
che se si crede veramente in quell’azione fino al punto di comprarla perché
bisognerebbe contemplare l’ipotesi che l’azione vada giù invece che su? Per
razionalizzazione, in psicologia, si intende un’argomentazione che ha solo
l’apparenza della razionalità e viene da noi stessa creata proprio per mettere
a tacere il nostro io razionale, che evidentemente obbietta. Il dialogo interno
è la conversazione mentale che sosteniamo costantemente con noi stessi durante
l’acquisto di un titolo. In pratica, le “razionalizzazioni” che ognuno racconta
a se stesso, ci fanno arrivare a costruire la realtà borsistica intorno a noi
con i nostri stessi pensieri scambiandoli con la situazione reale; ci
raccontiamo che lo scenario borsistico è in quel modo e restiamo convinti che
quella descrizione sia la realtà. La differenza fra chi ha un approccio
vincente al trading e chi no è data dalla capacità di fermare il dialogo
interno come chiave per delle decisioni obbiettive e quindi dal non agire in
momenti di stimolo mentale all’acquisto di un titolo. A causa dell’aumentare di
stimoli dati dal trading on-line e dalla sua facilità operativa ci si trova
sempre più spesso a prendere decisioni sbagliate e, dunque, diventa sempre più
indispensabile reinventare il modo di agire in borsa cioè rispondere in maniera
nuova alle nuove situazioni per fare trading in maniera più oggettiva e
vincente. Sembra allora chiaro che la causa di comportamenti autolesionistici è
l’ego che non vuole assolutamente ammettere di avere sbagliato, “inventando”
ogni sorta di razionalizzazione per non uscirne traumatizzato. In realtà è
proprio l’ego interno una delle cause maggiori di fallimento dei trader perché
offusca la realtà e quindi la verità provocando molti più danni dei
manipolatori della Borsa che spesso vengono chiamati in causa.
Dalle precedenti
considerazioni risulta evidente che la componente soggettiva ed emozionale può
portare il trader a prendere decisioni errate, soprattutto in caso di mercati
estremamente volatili. Per evitare questi errori può essere decisamente utile
l’utilizzo di un sistema automatico di trading, che fornisca all’operatore
segnali di compravendita chiari e assolutamente privi della componente
soggettiva. I trading system non sono altro che un
insieme di regole di trading la cui finalità non è quella di fare previsioni
sull’andamento del mercato analizzato, ma prendere atto delle condizioni di
mercato, della loro evoluzione e tentare di sfruttarle. Per essere efficaci
devono però essere seguiti in modo rigoroso: il trader deve limitarsi a
obbedire ai segnali forniti dai modelli che non fanno altro che seguire in modo
computerizzato la stessa logica di trading decisa dall’operatore, senza cercare
di interpretarli in base alla sua visione, che risulterebbe condizionata
dall’emotività del momento.
Sostanzialmente, adottando
un trading
system, si rinuncia ad un po’ di flessibilità in cambio dei seguenti
elementi:
Ø Coerenza nella gestione delle posizioni: l’apertura di una posizione
deve essere motivata. Le motivazioni possono essere le più diverse,
l’importante è che siano esplicitate. La chiusura, conseguentemente, deve aver
luogo non appena viene a mancare la motivazione. Le posizioni, quindi, hanno
dei presupposti chiari e ben definiti, che non possono essere cambiati in
corsa: l’intento è chiaramente quello di evitare il protrarsi ingiustificato di
posizioni insensate. Come, per esempio, portare in perdita una posizione che
era profittevole, senza intervenire, per la paura di vendere e veder subito
dopo ripartire il titolo. L’esplicitazione dei motivi della posizione consente
anche di analizzare l’intensità quantitativa della sua ragion d’essere.
Ø Assenza di emotività: l’insieme delle informazioni e dei rumors
relativi ad un mercato o ad uno strumento finanziario è sempre frammentario e
spesso contraddittorio. Questo produce un’operatività basata su scelte
impulsive, che accentuano spesso in modo eccessivo elementi che in seguito si
riveleranno inconsistenti.
Ø Personalizzazione: ogni trader dovrebbe trasmettere al proprio trading system la somma
delle conoscenze acquisite nella sua esperienza di trading. Il trading
system dovrebbe riflettere quindi le preferenze del suo ideatore
relativamente ad alcuni aspetti fondamentali:
·
Frame (periodo) temporale: possiamo cercare i trend
intermedi del mercato, analizzando i dati settimanali, oppure scendere a quelli
daily che vengono ritenuti il frame migliore su cui operare. A frame più rapidi
può dedicarsi soltanto chi lavora professionalmente sui mercati e ha il tempo e
i mezzi per operare a livello di ore, minuti o contratti scambiati.
·
Livello di rischio/profitto
ottimale:
questo elemento è connesso al frame utilizzato. Innanzitutto si può notare come
detenere un’attività sia sempre un rischio, definiamolo come:
Rischio=volatilità*tempo
Pertanto chi
cerca di limitare il rischio scegliendo strumenti ritenuti comunemente poco
“pericolosi”, perché poco volatili, e li tiene in portafoglio per mesi, sta
rischiando molto di più di chi tiene uno strumento molto volatile per pochi
minuti.


Questo può
essere colto visivamente nella figura, in cui l’area blu è maggiore di quella
gialla.
Ø Differenziazione: adottare un trading system diverso per ogni
strumento su cui si lavora, magari con frame e su mercati diversi, permette al
trader di concentrarsi sugli equilibri dell’insieme, senza affannarsi dietro ai
dettagli e riducendo i rischi.
I passi necessari per la
definizione di un trading system sono riassumibili in
alcuni punti:
Ø Innanzitutto è necessario
identificare il mercato o i mercati su cui operare. E’ fondamentale che il
trader si posizioni solo sui mercati di cui conosce bene il funzionamento, i
comportamenti e la liquidità. Al contrario è meglio evitare i mercati poco
conosciuti.
Ø In secondo luogo è
necessario individuare il trend: la definizione di trend
non è univoca ma dipende dall’orizzonte temporale su cui si opera (intraday,
daily o un orizzonte di medio termine). Non esiste di conseguenza una
definizione oggettiva di trend, ma bensì una definizione (soggettiva) che è in
funzione dell’attitudine al trading di ciascun operatore. Ciò fa sì che ogni
trader sceglierà il cosiddetto time frame ideale rispetto alle sue
esigenze.
Ø Successivamente è necessario
individuare la “time condition” (condizioni del momento) per l’entrata sul
mercato. A questo riguardo occorre distinguere tra setup e entry. Il setup è
composto dalle idee per la costruzione del sistema di trading e dall’utilizzo
dei diversi indicatori per descrivere e analizzare la situazione del mercato
esaminato, che è il compito del trading system: un semplice sistema
di trading può, infatti, essere costituito dall’incrocio dei prezzi con la media mobile a 21 sedute, per esempio,
acquistando quando i corsi passano sopra la media e vendendo nel caso opposto;
sul grafico vengono quindi generati i relativi segnali operativi, in
corrispondenza del momento in cui sono stati storicamente validi, accompagnati
in alto dall’andamento dell’equity line. L’entry è, invece, costituito
dalle diverse modalità di entrata sul mercato (tipologia di ordini, pivot,
nuovi massimi/minimi, breakout, analisi della volatilità ecc.)
e in pratica rappresenta l’insieme di tutti i filtri d’ingresso (esterni al trading
system) per far sì che i falsi segnali vengano ridotti quanto più possibile.
Ø E’ poi necessario
identificare il trend di medio-lungo termine e individuare
alcuni indicatori intermedi di brevissimo termine, più reattivi, che hanno il
compito di evidenziare il comportamento più opportuno per l’entrata sul mercato
(il cosiddetto timing puro).
Ø L’elemento determinante per
il successo di qualsiasi modello di trading è l’utilizzo di stop loss.
Questi ultimi permettono infatti di ridurre notevolmente il rischio (derivante
dalla volatilità del mercato) associato al modello e andranno posizionati in
funzione della volatilità del mercato e della propensione al rischio di ciascun
trader.
Ø Altrettanto importante è poi
il timing
di uscita, il cui principale obiettivo è quello di proteggere il capitale,
piuttosto che massimizzare il rendimento assumendosi un rischio eccessivo. A
questo proposito può tornare utile spostare il livello di stop loss in modo tale da
seguire l’evoluzione dei corsi, proteggendo così i guadagni da eventuali
ribaltamenti improvvisi del trend.
Una delle problematiche
principali relative all’utilizzo di un trading system riguarda la sua
ottimizzazione. Ottimizzare un trading system significa calibrare
il modello in base alle caratteristiche (la più importante delle quali è
sicuramente la volatilità) della serie storica, cioè del mercato in cui si
intende operare. I più diffusi software di analisi tecnica permettono di
ottimizzare in modo automatico i modelli di trading costruiti su qualsiasi
serie storica e orizzonte temporale.
Gli indicatori più
utilizzati per valutare il rendimento di un trading system si basano, oltre che
sulla performance realizzata, anche su altri parametri: in particolare, è bene
tenere in considerazione valori quali la percentuale di operazioni vincenti sul
totale, il numero consecutivo di operazioni chiuse in utile e di quelle chiuse
in perdita, i valori medi e massimi delle vincite e delle operazioni perdenti.
Molto importante è tenere sotto controllo il cosiddetto drawdown, cioè la massima
perdita ottenuta seguendo i segnali del trading system sull’equity line
(che è la somma cumulata dei profitti e perdite generati dal trading
system, riportando sempre aggiornato il risultato finale).
In molti, dunque, hanno creduto al sogno della borsa slot
machine che regala soldi a suon di ipo e molti sembrano crederci ancora. Sono
quegli investitori che qualche giornalista ha definito i “drogati” del trading
on-line, i forzati al computer anche 12 ore al giorno per seguire numeri,
statistiche e analisi, e che hanno perso di tasca propria nel disastro della New
Economy. Lo scoppio della bolla speculativa, infatti, ha colpito
proprio i più deboli, i meno preparati, i day trader dell’ultimo minuto. La
virtualità di Internet accanto a quella della borsa ha creato spesso illusioni.
Che cosa è accaduto? Il fenomeno della borsa-gioco, ben diverso da quello
dell’investimento ragionato e pianificato a tavolino, ha preso piede in Italia
molto rapidamente e nel giro di due anni è divenuto un business miliardario.
Molti, del tutto digiuni di ogni cognizione di gestione finanziaria, hanno
continuato a comprare gli stessi titoli, le stesse Seat-Telecom-Tiscali, nella
speranza di mediare al ribasso, ovvero
accumulare un titolo che sta perdendo per abbassare il prezzo di acquisto. Un
errore di ingenuità pericoloso che ha fatto impegnare patrimoni in società che
non facevano utili e fanno perdere oltre tutto nuove occasioni di acquisto.
Il comportamento di certi
trader potrebbe essere assimilato a quello dei giocatori d’azzardo, ovvero un
comportamento di tipo compulsivo, in cui c’è l’incapacità a fermarsi una volta
iniziato. Chiaramente i casi in cui investire può essere considerata una vera
mania sono molto rari, eppure esistono.
Il “giocare in borsa”, un’espressione che rivela già
molto in sé, può, alle volte, assumere un comportamento patologico, come nel
caso del gioco d’azzardo. Come nell’incallito giocatore d’azzardo, anche
nell’investitore sempre più spesso si riscontrano comportamenti patologici che
lo portano ad operare freneticamente, l’assuefazione porta infatti ad operare
senza riflettere. Sempre più spesso i mercati finanziari vengono paragonati ai
casinò oppure alla droga: situazioni nelle quali è evidente una condizione di
vizio e di dipendenza. Il pericolo per questi particolari malati viene tra
l’altro dalla legittimità del mercato in quanto, se dal gioco d’azzardo possono
derivare complessi di colpa, così non è per i mercati finanziari dove il
piacere sembra essere lecito. La personalità del giocatore d’azzardo è
pienamente adattabile all’investitore patologico, anch’egli carico di
ottimismo, nelle operazioni rischia smodatamente. A livello psicologico a
rendere il gioco tanto eccitante e coinvolgente è l’alternanza di sentimenti
opposti che vanno dall’angoscia all’esaltazione onnipotente di vittoria. Nelle
speculazioni sui mercati finanziari si trovano quindi, sebbene meno palesi, le
caratteristiche del gioco d’azzardo; cioè sono giochi legati almeno
parzialmente al caso, si svolgono in contesti caratterizzati da incertezza,
contesti nei quali il livello di informazione spesso è molto basso e mancano
elementi favorenti una decisione piuttosto che un’altra. E’ proprio questa
incertezza che rende l’investimento o il gioco d’azzardo appassionanti, creando
uno stato di tensione continua che provoca un’intensa eccitazione tanto da
divenire attivante nella vita della persona.
Si focalizzi, adesso, l’attenzione sulle motivazioni
che possono spingere l’individuo a investire capitali in borsa. La motivazione
in questo senso è interpretabile come l’insieme dei fattori o motivi che stanno
alla base del comportamento, lo sollecitano e l’orientano in determinate
direzioni. Da un punto di vista generale l’idea associata al tema della
motivazione è dunque quella dell’obiettivo, del traguardo, della meta che
rappresenta l’esito dell’agire. Appare subito evidente che lo scopo primario di
chiunque investa del denaro è quello di ottenere, a fronte di un rischio, un
rendimento. E’ necessario però compiere un passo avanti in questa
interpretazione in quanto, a volte, quello che parrebbe un semplice desiderio
rappresenta in realtà un bisogno di investire legato ad un fattore inconscio
che permette all’investitore di aver qualcosa in cui sperare, al quale poter
attaccare i propri sogni.
La casa da gioco, come i
mercati finanziari, è una situazione di gruppo che ha una funzione di
contenitore protettivo, ma funge anche da sprone verso determinati
comportamenti collettivi. E’ psicologicamente dimostrata l’importanza del
gruppo nell’assunzione di atteggiamenti a rischio. Si sostiene che i gruppi
tendano a prendere decisioni più rischiose perché c’è qualcuno con cui
condividere il peso della responsabilità. E’, quindi, di fondamentale
importanza lo sforzo dell’investitore nell’eliminare dall’operato tutte quelle
componenti di carattere psicologico che in una maniera o nell’altra vanno ad
alterare una situazione di equilibrio. Per questa ragione sono molto diffusi i trading
system, ossia le modalità operative dettate da macchine che hanno il
grande vantaggio, almeno in questo caso, di non pensare, ma prendere delle
decisioni in funzione di parametri e valori da noi impostati. La teoria
economica tradizionale ha difficoltà a spiegare determinate oscillazioni dei
valori dei titoli. Il valore di un titolo, infatti, dipende in buona misura
dall’opinione che la gente ha su di esso. Le variazioni di prezzi sono quindi
dovute, oltre al flusso di dividendi attesi, anche a tutte quelle informazioni
meno direttamente correlate con la borsa, come quelle di carattere politico,
piuttosto che le notizie derivate dai media e le reazioni di carattere
psicologico della massa che investe. Si possono, quindi, delineare due
tipologie di investitori: la prima è rappresentata dalle persone che associano le
oscillazioni dei prezzi alle fondamenta economiche sottostanti ad esse; la
seconda comprende gli investitori che considerano i prezzi di mercato meno
correlati a fattori economici e maggiormente a fattori di tipo psicologico. Vi
è comunque un’attività mentale di tipo cognitivo comune a tutti; ossia il
tentativo di anticipare la realtà. Vivendo in uno stato di aspettativa di nuove
informazioni è normale che si sviluppi una predisposizione psicologica ad
accoglierle ed interpretarle. Ogni individuo utilizza questa ricerca del vero,
del giusto, e ognuno entra a far parte così di una grande comunità composta da
tutti gli altri membri che riflettono e agiscono come lui sullo stesso oggetto.
Lo scopo comune a tutti è quello di raggiungere il successo delle proprie
previsioni e questo sui mercati finanziari significa soprattutto guadagnare.
Sebbene la maniera di
trattare le informazioni sia uguale per tutti, le previsioni che ne
scaturiscono divergono tra loro. Questo perché non viene attribuita la stessa
valenza agli elementi processati. Esiste inoltre un fenomeno capace di pilotare
le decisioni individuali conformandole a quelle del gruppo. Si tratta del
meccanismo delle influenze sociali secondo il quale le opinioni individuali
tendono a coincidere con quelle della massa. La spiegazione psicologica di
questo fenomeno è insita nel fatto che il gruppo è percepito come un’unità
omogenea formata da una moltitudine di idee e comportamenti accettati dalla
maggioranza. Il modello concettuale comune si evolve e si sviluppa perché i
membri del gruppo tendono a costruirsi rappresentazioni che siano coerenti con
i valori comuni. Questo meccanismo spontaneo di normalizzazione e conformità
forza i membri ad allinearsi tra di loro e con l’opinione dominante,
indipendentemente dal fatto che la si ritenga giusta o meno. Nella fattispecie
dei mercati finanziari questo fattore contribuisce ad aumentare la volatilità
dei prezzi in quanto aumenta la forza dei movimenti in corso. Sotto l’aspetto
psicologico la motivazione risiede nel fatto che quando si è in disaccordo con
gli altri (nella fattispecie quando si è contro il mercato) si prova una
sgradevole tensione chiamata dissonanza cognitiva che si cerca di eliminare o
ridurre. In realtà se l’individuo ha paura di perdere del denaro, ne ha molta
di più di farlo da solo; trovandosi in difficoltà o sbagliando non avrebbe
nessuna scusante per i propri errori; invece nel gruppo il senso di colpa
sarebbe minore in quanto diviso con gli altri. E’ quindi questo il motivo per
il quale spesso le oscillazioni dei prezzi non possono essere adeguatamente
spiegate con delle motivazioni di carattere fondamentale, o almeno non solo con
quelle, perché la psicologia delle masse tende ad aumentare in maniera
esponenziale quelli che possono essere considerati i movimenti naturali dei
mercati. Facendo ora un passo avanti è possibile evidenziare il fatto che la
necessità di appartenere ad un gruppo aumenta nel momento in cui ci si sente in
pericolo; considerando che i mercati finanziari sono un campo molto fertile per
l’insorgere di minacce, le situazioni di aggregazione spontanea sono assai
frequenti. In borsa il trend in questo senso funziona come un
catalizzatore, influenza il gruppo, spinge e genera le sue opinioni.
Il termine “comunità
virtuale” è oggi più che mai al centro del dibattito tecnologico e sociologico
da parte di tutti gli esperti della Rete: creare un insieme integrato di
individui che si scambiano idee e soprattutto si sentono parte di un più ampio
gruppo più o meno omogeneo di utilizzatori porta ad un aumento esponenziale
dell’interesse nei confronti della propria comunità. La stessa natura umana,
intimamente portata verso la socialità e l’idea di “gruppo”, trova nella
possibilità di aggregarsi intorno ad un interesse comune una realizzazione
pressoché completa delle proprie aspirazioni, superando grazie agli strumenti
tecnologici le tradizionali barriere geografiche e temporali alla comunicazione
fra gli individui. Alla luce di ciò, Internet rappresenta il luogo più adatto
per la nascita e lo sviluppo di comunità virtuali e la recente esplosione di
siti web che aspirano a divenire punti di aggregazione oltre che meri strumenti
di informazione, lo dimostra pienamente: nessuno dei grandi protagonisti della
Rete - da Amazon.com a Yahoo, fino ai nostri Tin.it o Virgilio - si sognerebbe
di rinunciare ai propri forum, le proprie mailing list o i propri “club”.
Per tracciare un breve
profilo storico e tecnologico delle comunità virtuali è necessario tornare
indietro fino all’inizio degli anni ‘80, quando Internet era solo un
esperimento utilizzato da pochissime Università e agenzie federali americane,
ma milioni di appassionati già utilizzavano i loro lentissimi (per gli standard
di oggi, ma all’epoca erano lo stato dell’arte) modem per scambiarsi messaggi o
per condividere file. All’epoca - e fino ai primi anni del decennio successivo
- il mondo della comunicazione telematica era rappresentato sostanzialmente
dalle cosiddette B.B.S., ovvero Bulletin Board System: questi sistemi,
organizzati e gestiti perlopiù da appassionati che vi dedicavano parte del loro
tempo e denaro, consistevano in un computer fornito di un modem su cui era in
funzione un programma (detto appunto BBS, anche se poi il termine ha
finito per indicare tutto il meccanismo) in grado di gestire quelli che oggi si
chiamano “message board”, o gruppi di discussione. In più, la BBS offriva ai
propri utenti una porzione del proprio hard disk su cui “parcheggiare” e
scambiare programmi, testi o immagini, che dunque viaggiavano liberi da un
computer all’altro grazie alla diffusione delle BBS. In parallelo al mondo
delle BBS esisteva poi un ampio numero di reti che consentivano lo scambio di
messaggi fra i partecipanti: la più famosa di queste reti si chiamava (e si
chiama tuttora, anche se esiste ancora più per ragioni di ordine storico che
pratico) FidoNet e può essere considerata di diritto la “mamma” della moderna
posta elettronica. Nella prima metà degli anni ‘90 (in Italia, qualche anno
prima negli Stati Uniti) fece il suo prepotente ingresso sulla scena telematica
mondiale un nuovo modo di interconnettere computer fra di loro e di scambiare
informazioni digitali: Internet. I vantaggi di questa innovazione rispetto al
precedente sistema furono subito evidenti sia dal punto di vista economico (per
connettersi ad Internet è sufficiente telefonare al più vicino nodo di accesso,
che spesso è nello stesso distretto: prima, se una BBS era fisicamente situata,
ad esempio, ad Helsinki l’unico modo per accedervi era telefonare ad Helsinki)
che pratico (sappiamo tutti quanto accattivanti ed interessanti possono essere
le pagine di un sito Internet, grazie soprattutto alla possibilità di mischiare
testo e grafica: un tempo, invece, le “pagine” delle BBS potevano contenere
solo testo, al massimo colorato). Sebbene il “vecchio” mondo delle Bulletin
Board System sia ormai tecnologicamente morto e sepolto, quell’epoca ha però
oggi un’influenza sulla nostra vita on-line molto maggiore di quanto non si
possa pensare. Le BBS e FidoNet erano infatti soprattutto un potentissimo mezzo
per comunicare, discutere, chattare e scambiarsi informazioni sui più disparati
argomenti, dalla finanza alla musica fino all’allevamento di castori addomesticati.
I bit trasmessi su una linea telefonica dai modem degli anni ‘80 e ‘90
portavano di solito con sé una nuova esigenza di socialità che voleva
trascendere le barriere fisiche per realizzare il sogno (che non si è ancora
realizzato e probabilmente mai si realizzerà) del Villaggio Globale. In questo
senso, dunque, quel periodo ha rappresentato per molti odierni intellettuali di
Internet la vera “epoca d’oro” della telematica, in cui la comunicazione era
rivolta quasi esclusivamente allo scambio di informazioni fra appassionati (e,
data la oggettiva complessità del sistema, esperti) e il livello di “rumore”,
ovvero di comunicazioni di scarso interesse e poco utili, come da alcuni sono
ritenuti tutti i messaggi di natura commerciale, rimaneva su livelli
estremamente bassi. Alla luce di ciò quegli anni furono caratterizzati da una
diffusione e uno sviluppo straordinari delle comunità virtuali: gli utenti
assaporavano per la prima volta la possibilità concreta di “incontrare” altri
individui che condividevano le loro passioni, e che in più portavano la loro
propria esperienza personale vivendo talvolta a migliaia di chilometri di
distanza, in culture e società profondamente diverse. L’avvento di Internet
cambiò questa situazione da un duplice punto di vista: da un lato, infatti, le
nuove possibilità tecniche diedero rinnovato impulso alle comunità virtuali,
che si arricchirono di siti web molto interessanti e iniziarono a sfruttare la
potenza dell’e-mail con la creazione di mailing list. Dall’altro, però, il
livello di “rumore” aumentò moltissimo, il numero di siti crebbe e continua a
crescere più che esponenzialmente riempiendo lo “spazio virtuale” (che sarà
pure virtualmente infinito ma soffre ugualmente di problemi di
sovraffollamento) di spazzatura in cui è sempre più difficile discernere i
pochi siti veramente interessanti. Se questa era la situazione di Internet sino
a pochissimi anni fa, oggi la realtà della Rete sta profondamente cambiando:
gli esperti e le figure più importanti del settore stanno cominciando a capire
che è impossibile trasformare unilateralmente un fenomeno planetario come
Internet in un ascetico luogo di meditazione e studio o piuttosto in un immenso
mercato delle pulci, e che anzi proprio la dialettica fra
profitto/marketing/commercio e non-profit/collaborazione/scambio può portare
alla nascita di una nuova e migliore Internet, più vicina alle esigenze degli
utenti (non solo in quanto consumatori) e più simile a quella Rete Planetaria
che i “padri fondatori” avevano sognato negli anni ‘60 e ‘70. In quest’ottica,
dunque, ritorna di grande interesse il concetto di “comunità virtuale”, quel
sistema organico di utenti perlopiù auto-gestito e focalizzato su un qualunque
argomento, prodotto o interesse ma sempre dotato di una elevata forza
centripeta. Alla luce di ciò appare evidente che la strada da seguire anche per
un sito di trading on-line, sia quella di puntare sulla creazione di
un’affiatata e ben organizzata comunità di investitori, uniti dall’interesse
comune nella finanza.
Chiacchierare sul Web sta diventando un’abitudine sempre più diffusa, che non lascia immune neppure il settore finanziario. Complice l’atavica passione italica per il conversare. La schiera dei day trader soprattutto, ma anche l’investitore occasionale non sa resistere alla tentazione di passare almeno qualche minuto al giorno su chat e forum dedicati, vere e proprie piazze virtuali, dove si possono scambiare opinioni e pareri sui più disparati argomenti finanziari. Cosa spinge gli investitori a condividere opinioni e informazioni su una piazza virtuale? Incoraggiati dall’anonimato che consentono i nickname più disparati, molti trader si passano informazioni e consigli durante il corso della giornata. E dietro i fantasiosi soprannomi ogni tanto si celano anche veri e propri professionisti. Di solito forum e chat finanziarie sono più affollate quando la borsa sta salendo, mentre quando le cose vanno male è più difficile trovare molte persone che hanno voglia di parlare. Mentre in Italia non tutte le chat e forum sono prese seriamente, ma diventano in alcuni casi ricettacolo di frustrazione e sfoghi, negli Stati Uniti i forum finanziari sono spesso frequentati da serissimi professionisti. Alcune chat come quelle di day trading di Mirc, sono frequentate da veri e propri esperti che mettono a disposizione di tutti analisi, grafici e considerazioni. Questo tipo di chat sono regolate dalla Sec, l’equivalente della Consob negli Stati Uniti, per evitare problemi di insider trading. Si tratta di chat e forum dove è presente un web master che c