2. Il trading on-line

 

2.1. Il trading on-line in Italia

Il trading on-line è, tra i servizi di Internet Banking, quello che ha riscosso il maggiore successo e ha determinato l’affermazione dei servizi finanziari on-line nel nostro paese. Lo sviluppo del trading on-line in Italia è stato reso possibile da fattori tecnici, economici e psicologici:

Ø     diffusione di Internet;

Ø     predisposizione di adeguate piattaforme per l’attività di trading;

Ø      maggiore informazione sul tema;

Ø     riduzione delle commissioni;

Ø     superamento dei timori legati alla sicurezza delle transazioni on-line;

Ø      possibilità di operare direttamente;

Ø      borse mondiali in fase di forte rialzo.

Per il futuro dobbiamo aspettarci:

Ø     crescita dei clienti (previsti 700.000 nel 2002);

Ø     sviluppo dei volumi intermediati (50.000 nel 2002);

Ø      sviluppo dell’offerta (55-60 servizi attivi nel 2001);

Ø     ulteriore riduzione delle commissioni (fino a 1,2-1,5 per mille);

Ø      diversificazione dei servizi: accesso tramite cellulare, orario prolungato, ordini condizionati, visione on-line del book completo degli ordini;

Ø     maggiore mobilità della clientela tra le diverse banche.

 

2.2. Le origini

Il nostro sistema bancario è stato caratterizzato negli anni ‘80 da una situazione di relativo immobilismo: la concorrenza era limitata e l’offerta di servizi non subiva profonde modificazioni. Anche se è stato realizzato un processo di informatizzazione del lavoro e sono state create reti telematiche per scambiare dati e informazioni fra gli istituti, non è cambiato in maniera significativa il modo di gestire il rapporto tra banca e cliente. Quest’ultimo ha trovato per anni nella filiale l’unico ambiente dove chiedere informazioni e accedere a tutti i servizi più importanti: la filiale era, e rimane, la sede naturale e prediletta per “fare banca”. Dopo che sono venuti a cadere i vincoli posti dalla Banca d’Italia per l’apertura di nuovi sportelli abbiamo assistito ad un abbandono delle politiche di price-competition. La nuova concorrenza si è basata sull’ampliamento della rete territoriale, e solo in parte su un ampliamento della gamma degli strumenti e dei servizi offerti e su una intensificazione delle politiche di marketing.

La storia delle banche italiane su Internet è molto recente. Il mese di settembre 1995 è una data importante per il mondo bancario: ben sei banche nell’arco di quindici giorni, dal 10 al 26 del mese, sono comparse in rete. La prima è stata la Cassa di Risparmio di Firenze, seguita dalla Banca di Credito di Trieste, dalla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, dalla Banca di Roma, dalla Cassa Rurale di Molina di Ledro (Trento) e dalla Banca di Credito Cooperativo di Faenza (Ravenna).  A settembre 1996 le banche su Internet erano 88 e hanno toccato la soglia di cento a dicembre dello stesso anno. Dopo una iniziale presenza di pagine di tipo essenzialmente pubblicitario, le banche presenti sul web hanno cominciato ad incrementare le informazioni sui servizi e prodotti offerti, nonché a proporre links nei confronti di altri siti ritenuti funzionali allo scopo di attrarre visitatori. Un’elevata percentuale delle banche in rete (più del 73%) nel 1996 pubblicava ancora informazioni poco significative, come l’elenco delle sedi e delle filiali. Meno del 14%, prevedeva una traduzione in inglese delle notizie fornite, evidenziando l’intento di comunicare esclusivamente con un pubblico italiano. Il 40% delle banche in rete non aveva attivato il servizio di posta elettronica, e ciò rappresentava una grave menomazione all’interattività di un sito Internet che si avvale anche della posta elettronica per interagire con i clienti. La maggior parte delle banche utilizzava il web per informazioni relative ai prodotti e servizi bancari, seguite dalle informazioni sull’azienda, i servizi di e-mail e le informazioni sulla localizzazione delle filiali. Molti siti si limitavano a diffondere un’unica pagina di facciata, mentre altri si dilungavano sulla storia della banca, le società collegate, le attività con finalità socio - culturali. Pochissime erano le banche che fornivano indicazioni sulle condizioni praticate (tassi attivi e passivi, costi, commissioni). Dal 1994 in poi due fattori hanno rivoluzionato questo settore: la liberalizzazione di Internet e la verifica sperimentale che l’ambiente web fosse veramente adeguato alla transazione di documenti finanziari così delicati. Internet ha portato così all’allargamento della platea di utenti di questi nuovi servizi, gettando anche le basi per una maggiore dimestichezza con le “operazioni elettroniche” e quindi anche con il trading on-line. Fino ad allora, infatti, per operare nel mercato azionario bisognava rivolgersi ad un broker, cioè a un intermediario finanziario. Le funzioni proprie del broker sono essenzialmente due: l’intermediazione in senso stretto, ovvero la  compravendita di titoli dal proprio terminale connesso al circuito telematico, e la consulenza, ossia la partecipazione attiva alle decisioni di investimento del risparmiatore. Alcune società di intermediazione ebbero l’intuizione di predisporre un servizio che riducesse le commissioni e al tempo stesso permettesse all’investitore esperto di fare a meno della consulenza del broker. Il risultato fu il discount brokerage, ovvero l’intermediazione scontata, che di fatto è il precursore del trading on-line. Il trading on-line è il servizio che consente agli investitori comuni di effettuare compravendita di titoli del mercato finanziario via Internet.

Il fenomeno si è sviluppato inizialmente negli Usa grazie a due fattori principali :

1.      elevata diffusione della tecnologia (in particolare dei PC nelle famiglie);

2.      abitudine delle stesse ad investire in valori mobiliari.

Il trading on-line ha avuto origine negli Stati Uniti alla fine degli anni ‘90. La sua nascita, però, può essere fatta risalire all’11 luglio 1983, quando venne eseguito il primo ordine on-line usando la tecnologia E*TRADE. Inizialmente, l’organizzazione che prese questo nome forniva servizi di trading e di quotazioni in tempo reale a favore di alcuni investitori istituzionali tra cui Fidelity e Charles Schwab (società di brokeraggio via Internet). Ma nel ‘92 venne costituita la società E*TRADE Securities, Inc., con l’obiettivo di fornire servizi di investimento per via telematica (non ancora Internet) tramite America Online e CompuServe. Nel 1996 è stato lanciato il sito www.e-trade.com. Nei primi mesi dello stesso anno, la Security and Exchange Commission, l’omologo americano  della Consob italiana, ha espresso parere favorevole all’offerta dell’on-line trading da parte delle case di brokeraggio statunitensi, che da quel momento hanno dato il via ad un vero e proprio crollo del costo di commissione per le transazioni eseguite dagli investitori privati. Da allora in poi il trading on-line via Internet  ha preso il via, diffondendosi rapidamente negli Stati Uniti e, un po’ più lentamente, all’estero.

Per quanto riguarda il vecchio continente, esistono differenti situazioni tutte probabilmente condizionate, in misura più o meno uguale, da fattori come la scarsa penetrazione di PC, la cultura dei consumatori poco orientata alle innovazioni e perciò a questo tipo di servizio così diverso dal passato, i dati demografici o quelli relativi alla presenza territoriale delle banche: numeri di certo non paragonabili a quelli statunitensi.

 

Numero di conti on-line nei vari paesi, alle varie date (in milioni di unità)

 

1999

2000

2001

2002

2003

2004

Austria

0,01

0,03

0,05

0,09

0,17

0,34

Belgio

0,02

0,03

0,05

0,08

0,15

0,27

Danimarca

0,04

0,06

0,1

0,18

0,34

0,62

Finlandia

0,05

0,08

0,13

0,24

0,43

0,79

Francia

0,18

0,23

0,33

0,54

0,95

1,56

Germania

0,55

0,77

1,12

1,67

2,51

3,52

Italia

0,03

0,05

0,10

0,20

0,40

0,83

Olanda

0,05

0,09

0,16

0,29

0,52

0,96

Norvegia

0,03

0,05

0,08

0,15

0,29

0,53

Spagna

0,01

0,02

0,04

0,07

0,15

0,30

Svezia

0,12

0,19

0,32

0,55

1,00

1,78

Svizzera

0,03

0,05

0,1

0,19

0,36

0,71

Gran Bretagna

0,14

0,22

0,35

0,57

1,03

1,80

Totale

1,26

1,87

2,93

4,82

8,30

14,01

Fonte: Forrester Research, gennaio 2000

 

Il mercato Usa è anche il pioniere per quanto riguarda l’estensione dell’operatività after hours, ovvero dopo la chiusura del mercato ufficiale, resa possibile grazie allo sviluppo delle ECN (electronic communication network), ossia reti di comunicazione elettronica utilizzate per far incontrare gli ordini di acquisto/vendita che transitano per i brokers on-line. Si pensi che in Italia solo a gennaio 2000 è partito Tlx, omologo del servizio statunitense, cioè la negoziazione dalle 08.30 alle 22.30, gestito inizialmente solo da Unicredito e poi, da maggio dello stesso anno, esteso anche alla Borsa Italiana S.p.a.; esso costituisce, pertanto, un altro elemento che evidenzia il ritardo con cui il trading on-line si è sviluppato in Italia.

 In Italia, infatti, la prima esperienza di servizi di investimento on-line risale solo al 1996, grazie a Directa Sim, fondata all’inizio dell’anno precedente da Massimo Segrè. Il trading on-line incominciò con l’implementazione di un sistema attraverso un collegamento telefonico via modem, ma non ancora via Internet, visto che in Italia non era ancora molto diffuso l’uso di Internet. Successivamente si sono affacciate sul mercato altre società per offrire questo servizio: Mediosim fra le sim e Cariplo, a giugno del 1997, per le banche. Il mercato è poi cresciuto sviluppandosi in due direzioni: gli istituti di credito che già offrivano i servizi bancari, hanno incominciato ad offrire il trading on-line direttamente o tramite delle sim create appositamente, mentre le sim hanno prima offerto il servizio di trading on-line e poi via via i servizi bancari.  Nel 1998 il fenomeno era ancora agli albori visto che, delle oltre 200 Banche presenti in Internet, meno del 5% offriva servizi di Internet Banking di natura dispositiva, e di queste, pochissime con servizi apprezzabili. Agli inizi del 1999 hanno incominciato ad offrire il servizio di trading on-line Banca Sella, Fineco e poi la Banca MPS, ma è grazie a Fineco ed alla sua strategia di marketing particolarmente aggressiva e ad una pubblicità martellante, che il trading on-line è diventato un fenomeno di massa, attirando vecchi e nuovi risparmiatori. Fineco ha in effetti rivoluzionato il trading on-line introducendo un software americano progettato da TIBCO (la cosiddetta versione JAVA che non è piu’ distribuita), ma soprattutto portando per la prima volta le commissioni al 3 per mille. E’ cominciata così la corsa al trading on-line, soprattutto da parte delle banche, che rischiavano di perdere il treno e concedere molto terreno ai loro avversari indipendenti. Ad aprile del 1999, le società ad offrire servizi di trading on-line erano sei, ma diventano venti già a gennaio del 2000.  E’ proprio il 2000, infatti,  l’anno in cui si avrà l’esplosione del trading on-line in Italia, in piena euforia borsistica, con i titoli del Nuovo Mercato che raddoppiavano il prezzo nell’arco di una sola seduta e le quotazioni del mercato principale in continua ascesa. L’Italia, dunque, si sta muovendo velocemente, ma presenta un livello di operatività ancora piuttosto basso rispetto alla media delle banche europee leader di questo settore. Solo in questo ultimo anno si è capito che la nuova frontiera dei servizi finanziari telematici, verte oltre che sull’abbassamento delle commissioni, anche sul miglioramento dei servizi offerti, assecondando le esigenze degli utenti, aggiungendo strumenti di analisi del mercato, più informazioni, grafici e aiuti di ogni genere. Sembra che gli investitori italiani stessi siano cambiati, non a caso da “Bot People” che eravamo, ora siamo terzi nel risparmio gestito (dopo gli USA e la Gran Bretagna), mentre dal punto di vista telematico contiamo almeno 2 milioni di utenze Home Banking di cui circa 1.100.000 con funzionalità di trading on-line.

 

2.3. Come scegliere il broker on-line

Per anni, siamo stati abituati ad avere un solo interlocutore. Si sa, infatti, che l’italiano è restio a cambiare banca, colpa anche dei costi d’apertura e chiusura, nonché delle noie e problemi che sorgono per ogni spostamento (dossier titoli, addebito utenze, accredito stipendio, ecc.). I costi, inventati e mantenuti dalle banche, sono uno  strumento di fidelizzazione della clientela.

Sul web, nella maggioranza dei casi, non ci sono né costi di attivazione, né spese di chiusura. Per cui, possiamo scegliere il servizio che ci sembra migliore e se non mantiene le nostre aspettative, passare al miglior offerente.

Il primo sguardo lo si dà, ovviamente, alla pubblicità. Dopo i gestori telefonici, i protagonisti della pubblicità su carta stampata e TV sono diventati i brokers on-line. Sarebbe bene, guardare prima ai servizi offerti e poi ai rispettivi costi.

Come informarci?

Per individuare maggiori dettagli sui servizi  basterà cercare su Internet. Navigando sui siti, infatti, è possibile trarre informazioni dirette sui servizi offerti e sulle tariffe e confrontare le offerte. Cresce l’offerta di trading on-line da parte di banche e sim. Aumenta anche di pari passo la concorrenza per accaparrarsi i potenziali investitori. Sul fronte delle commissioni si registra un livellamento dovuto al fatto che finora la concorrenza tra i brokers si è manifestata soprattutto attraverso un taglio dei costi praticati alla clientela piuttosto che sull’aggiunta di servizi. Qualcosa però sta cambiando, le commissioni non potranno essere limitate ancora per molto. Occorre che la competizione si sposti sul fronte dei contenuti: più facilità di accesso ai mercati, minori tempi di attesa per l’apertura del conto, servizi di assistenza tecnica, ma anche finanziaria, sono i plus che nei prossimi anni faranno la differenza.

Passata la novità in senso assoluto del trading on-line, chi investe attraverso Internet comincia a prestare maggiore attenzione ai servizi offerti dai vari brokers. Il popolo dei day traders si avvia a piccoli passi verso una maggiore maturità, esigendo dagli intermediari a cui si rivolge un contenuto sempre più elevato in termini di qualità e completezza del servizio offerto. Ritardi, blocchi del sistema, cancellazione di ordini sono cose che possono succedere, ma sono quanto di più fastidioso debba sopportare un day trader. Il popolo dei traders chiede soprattutto sicurezza delle transazioni, ma anche immediatezza nell’esecuzione degli ordini.

 

2.3.1. Commissione fissa o a percentuale?

I parametri da considerare sono diversi. Ovviamente il costo delle commissioni è un primo elemento. La maggior parte dei brokers on-line italiani richiede delle commissioni a percentuale sulle operazioni di compravendita effettuate. Le commissioni si sono attestate intorno al 2 per mille sul controvalore della transazione (contro il 7 per mille praticato dagli uffici titoli delle banche). Ma la crescente competizione le sta abbassando ogni giorno. In altri casi le commissioni sono fisse indipendentemente dal valore della transazione: per un ordine di qualsiasi tipo si paga solo e sempre una somma precisa. Altri brokers infine offrono le due opzioni. Quale soluzione scegliere? Un criterio valido è sicuramente in base al valore delle transazioni che si intende effettuare. Se si intende investire grossi  capitali è meglio optare per la commissione fissa, se invece si intende effettuare transazioni su importi bassi è preferibile la commissione a percentuale. La nuova tendenza in atto da parte dei brokers più innovativi è comunque quella di offrire griglie di costi sempre più articolate per differenti livelli di complessità. Versioni sofisticate per i trader esperti e standard per i neofiti, caratterizzate da prezzi e prestazioni differenti.

Il taglio di qualche centesimo di punto delle commissioni sulle transazioni è stato fino a non molto tempo fa una sorta di specchietto per le allodole. Rientrava in una campagna commerciale portata avanti dai brokers che all’inizio ha, forse, contribuito ad attrarre nuovi clienti, ma che oggi sta rapidamente perdendo di valore. I traders, anche quelli meno esperti, stanno iniziando a capire che non è la possibilità di pagare mille lire in meno la commissione su una singola transazione a fare la differenza tra un bravo broker e un altro. Non è pagando meno la commissione che aumentano le possibilità di guadagno investendo in borsa attraverso il trading on-line. Quello che conta è avere un servizio efficiente in termini di quotazioni, poter trovare sul sito le notizie che non si ha tempo di leggere sui giornali finanziari, avere a disposizione pacchetti di tipo educational, avere gli strumenti indispensabili per prendere le decisioni di investimento, come un pacchetto di analisi tecnica all’avanguardia e in continuo aggiornamento.

 

2.3.2. Minimo e massimo

Alcuni brokers fissano commissioni con o senza minimo e massimo (talvolta non è prevista la soglia minima ma solo l’importo massimo). Facciamo l’esempio di un broker che applica una commissione del 2 per mille sul valore del transato, ma al tempo stesso prevede una commissione minima pari a 10 euro e massima pari a 20 euro. Il calcolo finale applicando la commissione del 2 per mille e ipotizzando l’acquisto per un controvalore di 3.500 euro prevederebbe un pagamento di 7 euro. Di fatto, essendo in presenza di un importo minimo di 10 euro, la commissione da pagare al broker è di 10 euro. Diversamente, ipotizzando una transazione di 15 mila euro, la commissione da pagare è solo di 20 euro, anziché 30 euro. Bisogna tenere presente, poi, che molti brokers hanno costi diversi per le operazioni sul mercato italiano e su quelli europei o americani.

Bisogna infine fare attenzione ai costi nascosti: attivazione del servizio, canone di abbonamento sono solitamente gratuiti (è il caso ad esempio di Ambroveneto, Banca del Salento, Banca Sella, Banco di Brescia, Eptasim, Mediosim), ma vi sono brokers che chiedono il pagamento di un canone di adesione e altri che esigono un canone annuo o mensile. Spesso bisogna poi aggiungere un tot per le spese di negoziazione su un ordine eseguito ed eventuali costi di tenuta conto.

 

2.3.3. Mercati e prodotti

Per quanto riguarda i titoli su cui è possibile investire, l’offerta standard comprende tutte le azioni quotate alla borsa italiana, warrant e covered warrant. Non tutte le banche o sim on-line permettono invece di operare anche su borse estere, trattare obbligazioni, titoli di Stato e prodotti derivati (come future e option). Dunque un broker che dà la possibilità di operare su più mercati è sicuramente da preferire. Soprattutto dal momento che oggi, i principali player del mercato riescono a coprire l’operatività sul mercato americano (Nyse e Nasdaq), sul mercato tedesco (Xetra), sul mercato francese (Sbf) e quello inglese (Lse). Ci sono, poi, brokers che consentono di operare solo negli orari di Borsa e chi invece 24 ore su 24. Operatività  a tempo pieno non significa che è possibile scambiare azioni a Borsa chiusa, ma che l’ordine viene registrato e inoltrato al mercato al momento della riapertura.

 

2.3.4. Aggiornamenti dati

Oltre ai costi, vi sono altre voci su cui è opportuno porre l’attenzione nel momento in cui si sta valutando la possibilità di aderire a un servizio di trading on-line. Un aspetto fondamentale nella scelta del servizio di trading on-line è quello che riguarda l’informazione. Il broker deve garantire quante più informazioni e quotazioni possibili e soprattutto la possibilità di riceverle in tempo reale. Quasi tutti i servizi prevedono ormai le quotazioni aggiornate in tempo reale. Se si è sottoscritto un contratto che non le prevede è sempre possibile iscriversi gratuitamente in alcuni siti che offrono questo servizio anche se, ovviamente, l’agilità dell’informazione ne risente. Nessun trader comunque può permettersi di operare in borsa senza possedere dati aggiornati. Una variabile da tenere presente riguarda la tecnologia usata dal broker per l’aggiornamento dei dati relativi alle quotazioni dei titoli e del portafoglio. Alcuni brokers diffondono le quotazioni in diretta, istante per istante, con la tecnologia push: quando varia il valore, il titolo viene modificato automaticamente, senza bisogno di refresh e lampeggia sullo schermo permettendo così un controllo costante del listino. Un servizio del genere viene spesso proposto contro il pagamento di un canone mensile, essendo rivolto ad una clientela più esigente. Per un trader esperto, infatti, che nel giro di poche ore compie numerose operazioni al giorno in tempi strettissimi, è di vitale importanza poter contare su un broker che gli garantisca questo servizio. Altri operatori offrono quotazioni in diretta, ma solo a fronte di un costo supplementare. Nella maggior parte dei casi, l’aggiornamento avviene invece in differita, con un ritardo di 15 minuti, con la modalità di tipo pull, cioè la tabella dei titoli non è dinamica, ma statica: per avere sullo schermo i dati aggiornati bisogna cliccare sul comando “aggiorna” e fare il cosiddetto refresh.

 

2.3.5. Servizi
Di grande importanza è la presenza del cosiddetto book a 5 livelli, cioè le prime 5 proposte in acquisto e le prime 5 proposte in vendita con la segnalazione, oltre che dei prezzi, anche delle quantità; infatti quando si prende una decisione operativa, serve sapere non solo l’ultimo prezzo, ma le migliori proposte in acquisto e in vendita. Ancora, il broker, generalmente,  offre grafici di borsa (in formato storico, daily o intraday). La possibilità di vedere l’andamento del titolo nel tempo può facilitare il trader nel comprendere il trend del titolo. Il grafico daily offre la possibilità di conoscere l’andamento di un titolo in un determinato periodo di tempo scelto, mentre il grafico intraday offre una panoramica giornaliera. Un altro aspetto del servizio a forte valore aggiunto è la disponibilità di analisi e ricerche sulle società quotate da parte degli uffici studi del broker o di società esterne. Completa il pacchetto la possibilità di avere una eventuale consulenza finanziaria tramite operatore.

 

2.3.6. Velocità e semplicità

Il tempismo in questo settore è tutto. Un buon sito per l’investimento su Internet deve permettere di eseguire un ordine in pochi secondi. Non sempre però è così. Difficoltà di connessione, ritardi di minuti, talvolta di ore negli orari di picco quando migliaia di utenti viaggiano contemporaneamente sulle linee telefoniche, intasando il server del broker, sono all’ordine del giorno. Un altro punto da prendere in esame è la semplicità d’uso: operare in presa diretta, soprattutto per chi è alle prime armi, deve essere una pratica semplice. Ci sono siti che offrono molto, ma sono un po’ complicati, altri invece hanno meno pretese ma funzionano meglio per chi è alla prima esperienza perché sono guidati da un software abbastanza semplice. Per farsi un’idea di come funzionano, molti siti offrono una versione dimostrativa (demo), previa registrazione. E’ l’ideale per fare un po’ di pratica, acquisire dimestichezza con le schermate e la ricerca di informazioni. Ed è l’occasione per mettere alla prova il potenziale partner: se la demo è molto complicata è possibile che si creino problemi anche nell’azione.

 

2.3.7. I call center

In caso di difficoltà tecniche, dovute ad intasamento del server o a inefficienza dei collegamenti via Internet, il trader può rivolgersi ai call center per effettuare le proprie operazioni. Quasi tutti gli operatori finanziari mettono infatti a disposizione dei clienti un apposito servizio di assistenza telefonica per la raccolta degli ordini e per l’assistenza nel momento in cui interruzioni di linea, disservizi, non consentano di operare via Internet. Però anche qui è necessaria una certa attenzione nella scelta del broker, infatti, alcuni hanno approntato il call center in fretta, con personale poco preparato. E non tutti garantiscono un’operatività 24 ore su 24, sette giorni su sette. Ma c’è anche chi non accetta ordini telefonici.

 

2.3.8. Learning center

Sim e banche che offrono trading on-line prestano sempre più attenzione all’educazione dell’investitore che, spesso, in un clima di euforia generalizzata, si avvicina alla borsa impreparato.

Paradossalmente, proprio l’investimento fai-da-te sta riportando in auge la consulenza. Insegnare l’abc della borsa ai cyberinvestitori è già il nuovo, ricco business dei brokers.

 

2.3.9. Come sottoscrivere il contratto

Quasi tutti i brokers on-line hanno sul loro sito moduli da compilare. Dal sito del broker prescelto, bisogna scaricare il modulo del contratto, firmarlo e inviarlo via e-mail o per posta al broker per l’adesione formale. Un’altra possibilità è quella di recarsi personalmente presso una filiale, oppure richiedere la visita di un incaricato. Bisogna poi aspettare di ricevere, sempre per posta, i codici di accesso e le password personali che permettono di diventare operativi. Quanto ai tempi di attivazione del servizio, variano fortemente a seconda della sim, da poche ore a mesi, ma mediamente si attestano sui 15 giorni.

 

2.3.10. Come avviene la transazione?

Una volta attivato il conto, ricevuto il codice di accesso e password si è pronti ad investire in borsa. Solo dopo essersi autenticati con username e password si ha infatti accesso alla pagina Internet da cui si possono effettuare le operazioni. Praticamente per accedere all’area operativa riservata ai clienti bisogna selezionare dall’home page l’area trading, inserendo il codice utente (username) e la password ricevute per posta. Selezionando il titolo, apparirà la maschera per l’inserimento dell’ordine. A questo punto è sufficiente compilare la maschera di inserimento ordini e cliccare su buy. L’ordine di acquisto viene eseguito dal broker in pochi secondi.

 

2.3.11. La sicurezza

Esistono diversi livelli di sicurezza: attraverso user-Id, password e protocollo SSL (Secure Socket Layer) a 128 bit. Con la chiave a 128 bit emessa da Verisign Certification Authority, la sicurezza è ai massimi livelli; i dati sono criptati e la transazione avviene attraverso una rete cifrata ad alta protezione. Il protocollo SSL a 128 bit, ormai adottato da molte banche e sim, richiede però una versione avanzata del browser Explorer o Netscape.

 

2.3.12. Adempimenti fiscali

Due sono le scelte possibili. La prima è quella del “risparmio amministrato”. In questo caso è lo stesso broker che calcola automaticamente profitti e perdite e provvede a tener aggiornato il conto, sottraendo dai profitti netti la tassa sul capital gain che è del 12,5%. Nell’altra soluzione definita della “dichiarazione”, è il cliente a farsi carico di tutte le operazioni e deve precisarle nella dichiarazione dei redditi annuale.

 

2.3.13. Offerta differenziata

La necessità di venire incontro alle esigenze della clientela ha portato ad un ampliamento della gamma di prodotti offerti dai brokers. La tendenza che sta emergendo con sempre maggiore chiarezza su questo fronte è una differenziazione dell’offerta attraverso la proposta di pacchetti che hanno un diverso contenuto in termini di servizi aggiunti, e quindi un diverso trattamento in termini di costi. Il fatto è che oggi forse il popolo dei traders ha raggiunto una maturità tale che gli consente di accettare il pagamento di costi più elevati a fronte però di maggiori contenuti. Ecco allora che aumenta la gamma dei contratti offerti dagli intermediari. In generale i brokers articolano la loro offerta in un “pacchetto base”, senza canone, ma con una gamma limitata di servizi e informazioni, quelli minimi per poter fare trading. Segue poi un “pacchetto intermedio” per chi vuole qualcosina di più, e c’è infine il “pacchetto top”, per i traders più maturi, quelli disposti a pagare cifre anche di un certo rilievo pur di avere la possibilità di usufruire di servizi all’avanguardia in termini, per esempio, di analisi tecnica o di banche dati. Molto dipende anche dalle esigenze dei traders, i quali non sono evidentemente tutti uguali. Ci sono quelli che si limitano a qualche operazione di compravendita di tanto in tanto e non sono affatto interessati ad essere dotati di attrezzature e servizi di cui in fondo non saprebbero neanche cosa farsene. Ma ci sono anche quelli che, invece, hanno fatto del trading on-line una vera e propria professione, sono i day traders che passano davanti al monitor anche otto ore al giorno.

 

2.3.14. Più attenzione al cliente

Si tratta di una regola base del marketing, anche di quello applicato alla finanza. Si attira il cliente parlandogli di servizi senza costi e poi lo si solletica proponendogli, dietro pagamento di un piccolo canone mensile o annuo, un pacchetto più ricco e completo che gli consentirà di operare in borsa con maggiore facilità. Però i servizi aggiuntivi di banche e sim presentano differenze, talvolta anche sostanziali, in termini di contenuti e qualità. Oggi molti brokers offrono alla clientela newsletter più o meno personalizzate, notizie di agenzia in tempo reale, pacchetti di analisi tecnica, call center per risolvere ogni difficoltà tecnica e operativa, operatività anche attraverso il telefonino, accesso a più mercati oltre a quello italiano ecc. Ma i contenuti offerti possono essere molto differenti. Ad esempio, uno dei più importanti servizi offerti è il numero verde per l’assistenza. Quasi tutte le banche o sim ne hanno predisposto uno. Questo può essere già un plus da considerare al momento della scelta del broker con cui si intende operare. Bisogna però vedere all’atto pratico come funziona questo numero verde. Se si trova facilmente la linea libera o il numero è spesso occupato, se chi risponde ha la competenza per offrire subito un aiuto concreto o rimanda ad altro personale, se il servizio ha una buona copertura d’orario o ha un tempo ridotto.

 

2.3.15. Informarsi prima di scegliere

Quello che conta non è tanto la presenza di un determinato servizio nel pacchetto che si va ad acquistare. Si deve andare oltre e guardare dentro quel servizio per vedere cosa effettivamente offre e qual è il suo contenuto in termini qualitativi. Nella fretta di adeguarsi alla concorrenza, infatti, capita che dietro un servizio che rappresenta un plus per la clientela la qualità sia scarsa. Non sempre banche  e sim mostrano quell’attenzione al cliente che la presenza su Internet impone. Sulla Rete è chiaro che il cliente interagisce con maggiore immediatezza e il broker deve essere pronto a fare altrettanto. Ciò che il cliente cerca lo vuole subito e se non lo trova presso un broker lo cerca presso un altro. Quindi è necessario verificare il reale valore di mercato dei servizi offerti dai vari brokers prima di scegliere con quale intermediario operare in Borsa. Ma per informarsi a volte non basta una visita ai siti delle banche o sim. Una soluzione è partecipare ai forum e ai newsgroup disponibili in gran numero sulla Rete, luoghi virtuali dove si danno appuntamento i traders per scambiarsi opinioni non solo d’investimento, ma anche sulla qualità dei servizi offerti dai vari brokers.

 

2.4. L’apertura del rapporto di trading on-line

Una volta scelto il broker on-line, si procede all’apertura del rapporto di trading on-line. L’apertura di tale rapporto richiede l’effettuazione di un insieme di passi operativi che rispettino gli specifici adempimenti stabiliti dalla legge in relazione all’apertura di un rapporto continuativo di raccolta e trasmissione ordini.

1) Reperimento della documentazione necessaria:

Il primo passo per l’apertura del rapporto consiste nel reperimento della modulistica che deve essere compilata o esaminata dal cliente preventivamente alla richiesta di apertura.

La documentazione necessaria consiste in:

Ø     contratto relativo all’esercizio dell’attività di negoziazione, ricezione e trasmissione ordini;

Ø     contratto relativo alla custodia e amministrazione di strumenti finanziari;

Ø     contratto specifico con l’operatore on-line;

Ø     informativa ai sensi della legge sulla privacy e relativo consenso al trattamento dei dati personali;

Ø     documentazione per la rilevazione del profilo di rischio dell’investitore;

Ø     modulo per il riconoscimento dei sottoscrittori[1];

Ø     documentazione accessoria richiesta per l’operatività su specifici mercati (per esempio i mercati americani);

Ø     documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari.

Questa documentazione può essere:

Ø     reperita direttamente sul sito dell’operatore on-line, nell’area dedicata all’adesione al servizio. I file contenenti il contratto e la documentazione necessaria possono essere scaricati e successivamente stampati per la compilazione. Questa modalità è solitamente la più comune.

Ø     Richiesta via e-mail all’operatore on-line, che provvederà a spedirla al domicilio del potenziale cliente.

Ø     Reperita in luoghi specifici ove il fornitore di trading on-line svolga particolari attività commerciali (per esempio aeroporti, show-room ecc.).

 

2) Scelta della modalità di riconoscimento:

Le modalità attraverso le quali può essere effettuato il riconoscimento del cliente sono principalmente tre:

Ø     riconoscimento presso i locali del soggetto fornitore di trading on-line;

Ø     riconoscimento presso gli sportelli della propria banca, all’atto dell’effettuazione del primo bonifico, tramite la compilazione a cura del personale di sportello dell’apposito modulo;

Ø     riconoscimento a opera degli addetti di una rete mobile, che si recano direttamente presso il domicilio del cliente.

All’utente del servizio di trading on-line è di norma richiesto di specificare, solitamente via sito, quale modalità di riconoscimento desideri adottare; in particolare, qualora si scelga il riconoscimento attraverso rete mobile, l’operatore on-line (o il personale addetto della rete mobile) provvederà a contattare il cliente per un appuntamento.

 

3) Il contratto e la documentazione allegata:

Tutti i contratti predisposti dai diversi intermediari on-line sono essenzialmente analoghi e richiedono:

Ø     la scelta del pacchetto desiderato, qualora l’operatore offra diverse alternative di servizio;

Ø     la compilazione dei dati anagrafici per ciascuno degli intestatari del contratto (i contratti possono infatti essere cointestati);

Ø     l’indicazione di un indirizzo e-mail per le comunicazioni;

Ø     la scelta del regime fiscale relativo alla tassazione dei redditi da capitale (dichiarativo, amministrato, gestito)