Il trading on-line è, tra i servizi di Internet Banking, quello che ha riscosso
il maggiore successo e ha determinato l’affermazione dei servizi finanziari
on-line nel nostro paese. Lo sviluppo del trading on-line in Italia è stato
reso possibile da fattori tecnici, economici e psicologici:
Ø diffusione di Internet;
Ø predisposizione di adeguate
piattaforme per l’attività di trading;
Ø maggiore informazione sul tema;
Ø riduzione delle commissioni;
Ø superamento dei timori
legati alla sicurezza delle transazioni on-line;
Ø possibilità di operare direttamente;
Ø borse mondiali in fase di forte rialzo.
Per il futuro dobbiamo
aspettarci:
Ø crescita dei clienti
(previsti 700.000 nel 2002);
Ø sviluppo dei volumi
intermediati (50.000 nel 2002);
Ø sviluppo dell’offerta (55-60 servizi attivi nel 2001);
Ø ulteriore riduzione delle
commissioni (fino a 1,2-1,5 per mille);
Ø diversificazione dei servizi: accesso tramite cellulare, orario
prolungato, ordini condizionati, visione on-line del book completo degli ordini;
Ø maggiore mobilità della
clientela tra le diverse banche.
Il nostro sistema bancario è
stato caratterizzato negli anni ‘80 da una situazione di relativo immobilismo:
la concorrenza era limitata e l’offerta di servizi non subiva profonde modificazioni.
Anche se è stato realizzato un processo di informatizzazione del lavoro e sono
state create reti telematiche per scambiare dati e informazioni fra gli
istituti, non è cambiato in maniera significativa il modo di gestire il
rapporto tra banca e cliente. Quest’ultimo ha trovato per anni nella filiale
l’unico ambiente dove chiedere informazioni e accedere a tutti i servizi più
importanti: la filiale era, e rimane, la sede naturale e prediletta per “fare
banca”. Dopo che sono venuti a cadere i vincoli posti dalla Banca d’Italia per
l’apertura di nuovi sportelli abbiamo assistito ad un abbandono delle politiche
di price-competition. La
nuova concorrenza si è basata sull’ampliamento della rete territoriale, e solo
in parte su un ampliamento della gamma degli strumenti e dei servizi offerti e
su una intensificazione delle politiche di marketing.
La storia delle banche
italiane su Internet è molto recente. Il mese di settembre 1995 è una data
importante per il mondo bancario: ben sei banche nell’arco di quindici giorni,
dal 10 al 26 del mese, sono comparse in rete. La prima è stata la Cassa di
Risparmio di Firenze, seguita dalla Banca di Credito di Trieste, dalla Banca
Popolare dell’Etruria e del Lazio, dalla Banca di Roma, dalla Cassa Rurale di
Molina di Ledro (Trento) e dalla Banca di Credito Cooperativo di Faenza
(Ravenna). A settembre 1996 le banche su Internet erano 88 e hanno
toccato la soglia di cento a dicembre dello stesso anno. Dopo una iniziale
presenza di pagine di tipo essenzialmente pubblicitario, le banche presenti sul
web hanno cominciato ad incrementare le informazioni sui servizi e prodotti
offerti, nonché a proporre links nei
confronti di altri siti ritenuti funzionali allo scopo di attrarre visitatori.
Un’elevata percentuale delle banche in rete (più del 73%) nel 1996 pubblicava
ancora informazioni poco significative, come l’elenco delle sedi e delle
filiali. Meno del 14%, prevedeva una traduzione in inglese delle notizie
fornite, evidenziando l’intento di comunicare esclusivamente con un pubblico
italiano. Il 40% delle banche in rete non aveva attivato il servizio di posta
elettronica, e ciò rappresentava una grave menomazione all’interattività di un
sito Internet che si avvale anche della posta elettronica per interagire con i
clienti. La maggior parte delle banche utilizzava il web per informazioni
relative ai prodotti e servizi bancari, seguite dalle informazioni
sull’azienda, i servizi di e-mail e le informazioni sulla localizzazione delle
filiali. Molti siti si limitavano a diffondere un’unica pagina di facciata,
mentre altri si dilungavano sulla storia della banca, le società collegate, le
attività con finalità socio - culturali. Pochissime erano le banche che
fornivano indicazioni sulle condizioni praticate (tassi attivi e passivi,
costi, commissioni). Dal 1994 in poi due
fattori hanno rivoluzionato questo settore: la liberalizzazione di Internet e
la verifica sperimentale che l’ambiente web fosse veramente adeguato alla
transazione di documenti finanziari così delicati. Internet ha portato così
all’allargamento della platea di utenti di questi nuovi servizi, gettando anche
le basi per una maggiore dimestichezza con le “operazioni elettroniche” e
quindi anche con il trading on-line. Fino ad allora, infatti, per operare nel
mercato azionario bisognava rivolgersi ad un broker,
cioè a un intermediario finanziario. Le funzioni proprie del broker sono essenzialmente due:
l’intermediazione in senso stretto, ovvero la
compravendita di titoli dal proprio terminale connesso al circuito
telematico, e la consulenza, ossia la partecipazione attiva alle decisioni di
investimento del risparmiatore. Alcune società di intermediazione ebbero
l’intuizione di predisporre un servizio che riducesse le commissioni e al tempo
stesso permettesse all’investitore esperto di fare a meno della consulenza del broker. Il risultato fu il discount brokerage, ovvero
l’intermediazione scontata, che di fatto è il precursore del trading on-line.
Il trading on-line è il servizio che consente agli investitori comuni di
effettuare compravendita di titoli del mercato finanziario via Internet.
Il fenomeno si è sviluppato
inizialmente negli Usa grazie a due fattori principali :
1.
elevata
diffusione della tecnologia (in particolare dei PC nelle famiglie);
2.
abitudine
delle stesse ad investire in valori mobiliari.
Il trading on-line ha avuto
origine negli Stati Uniti alla fine degli anni ‘90. La sua nascita, però, può
essere fatta risalire all’11 luglio 1983, quando venne eseguito il primo ordine
on-line usando la tecnologia E*TRADE. Inizialmente, l’organizzazione che prese
questo nome forniva servizi di trading e di quotazioni in tempo reale a favore
di alcuni investitori istituzionali tra cui Fidelity e Charles Schwab (società
di brokeraggio via Internet). Ma nel ‘92 venne costituita la società E*TRADE
Securities, Inc., con l’obiettivo di fornire servizi di investimento per via
telematica (non ancora Internet) tramite America Online e CompuServe. Nel 1996
è stato lanciato il sito www.e-trade.com. Nei
primi mesi dello stesso anno, la Security
and Exchange Commission, l’omologo americano della Consob italiana, ha espresso parere favorevole all’offerta
dell’on-line trading da parte delle case di brokeraggio statunitensi, che da
quel momento hanno dato il via ad un vero e proprio crollo del costo di
commissione per le transazioni eseguite dagli investitori privati. Da
allora in poi il trading on-line via Internet
ha preso il via, diffondendosi rapidamente negli Stati Uniti e, un po’
più lentamente, all’estero.
Per quanto riguarda il
vecchio continente, esistono differenti situazioni tutte probabilmente
condizionate, in misura più o meno uguale, da fattori come la scarsa
penetrazione di PC, la cultura dei consumatori poco orientata alle innovazioni
e perciò a questo tipo di servizio così diverso dal passato, i dati demografici
o quelli relativi alla presenza territoriale delle banche: numeri di certo non
paragonabili a quelli statunitensi.
Numero di conti on-line nei vari paesi, alle varie date (in milioni di
unità)
|
|
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
|
Austria |
0,01 |
0,03 |
0,05 |
0,09 |
0,17 |
0,34 |
|
Belgio |
0,02 |
0,03 |
0,05 |
0,08 |
0,15 |
0,27 |
|
Danimarca |
0,04 |
0,06 |
0,1 |
0,18 |
0,34 |
0,62 |
|
Finlandia |
0,05 |
0,08 |
0,13 |
0,24 |
0,43 |
0,79 |
|
Francia |
0,18 |
0,23 |
0,33 |
0,54 |
0,95 |
1,56 |
|
Germania |
0,55 |
0,77 |
1,12 |
1,67 |
2,51 |
3,52 |
|
Italia |
0,03 |
0,05 |
0,10 |
0,20 |
0,40 |
0,83 |
|
Olanda |
0,05 |
0,09 |
0,16 |
0,29 |
0,52 |
0,96 |
|
Norvegia |
0,03 |
0,05 |
0,08 |
0,15 |
0,29 |
0,53 |
|
Spagna |
0,01 |
0,02 |
0,04 |
0,07 |
0,15 |
0,30 |
|
Svezia |
0,12 |
0,19 |
0,32 |
0,55 |
1,00 |
1,78 |
|
Svizzera |
0,03 |
0,05 |
0,1 |
0,19 |
0,36 |
0,71 |
|
Gran Bretagna |
0,14 |
0,22 |
0,35 |
0,57 |
1,03 |
1,80 |
Totale |
1,26 |
1,87 |
2,93 |
4,82 |
8,30 |
14,01 |
Fonte: Forrester Research, gennaio 2000
Il mercato Usa è anche il
pioniere per quanto riguarda l’estensione dell’operatività after hours, ovvero dopo la chiusura del
mercato ufficiale, resa possibile grazie allo sviluppo delle ECN (electronic communication network), ossia reti di comunicazione
elettronica utilizzate per far incontrare gli ordini di acquisto/vendita che
transitano per i brokers on-line. Si
pensi che in Italia solo a gennaio 2000 è partito Tlx,
omologo del servizio statunitense, cioè la negoziazione dalle 08.30 alle 22.30,
gestito inizialmente solo da Unicredito e poi, da maggio dello stesso anno,
esteso anche alla Borsa Italiana S.p.a.; esso costituisce, pertanto, un altro
elemento che evidenzia il ritardo con cui il trading on-line si è sviluppato in
Italia.
In Italia, infatti, la prima esperienza di servizi di investimento
on-line risale solo al 1996, grazie a Directa Sim, fondata all’inizio dell’anno
precedente da Massimo Segrè. Il trading on-line
incominciò con l’implementazione di un sistema attraverso un collegamento
telefonico via modem, ma non ancora via Internet, visto che in Italia non era
ancora molto diffuso l’uso di Internet. Successivamente si sono affacciate sul
mercato altre società per offrire questo servizio: Mediosim fra le sim e
Cariplo, a giugno del 1997, per le banche. Il mercato è poi cresciuto
sviluppandosi in due direzioni: gli istituti di credito che già offrivano i
servizi bancari, hanno incominciato ad offrire il trading on-line direttamente
o tramite delle sim create appositamente, mentre le sim hanno prima offerto il
servizio di trading on-line e poi via via i servizi bancari. Nel 1998 il fenomeno era ancora agli albori
visto che, delle oltre 200 Banche presenti in Internet, meno del 5%
offriva servizi di Internet Banking
di natura dispositiva, e di queste, pochissime con servizi apprezzabili. Agli inizi del 1999 hanno incominciato ad offrire il
servizio di trading on-line Banca Sella, Fineco e poi la Banca MPS, ma è grazie a Fineco ed alla sua strategia di
marketing particolarmente aggressiva e ad una pubblicità martellante, che il
trading on-line è diventato un fenomeno di massa, attirando vecchi e nuovi
risparmiatori. Fineco ha in effetti rivoluzionato il trading on-line
introducendo un software americano progettato da TIBCO (la cosiddetta versione
JAVA che non è piu’ distribuita), ma soprattutto portando per la prima volta le
commissioni al 3 per mille. E’ cominciata così la corsa al trading
on-line, soprattutto da parte delle banche, che rischiavano di perdere il treno
e concedere molto terreno ai loro avversari indipendenti. Ad aprile del 1999, le società ad offrire servizi di
trading on-line erano sei, ma diventano venti già a gennaio del 2000. E’ proprio il 2000, infatti, l’anno in cui si avrà l’esplosione del
trading on-line in Italia, in piena euforia borsistica, con i titoli del
Nuovo Mercato
che raddoppiavano il prezzo nell’arco di una sola seduta e le quotazioni del
mercato principale in continua ascesa. L’Italia, dunque, si sta muovendo
velocemente, ma presenta un livello di operatività ancora piuttosto basso
rispetto alla media delle banche europee leader di questo settore. Solo in
questo ultimo anno si è capito che la nuova frontiera dei servizi finanziari
telematici, verte oltre che sull’abbassamento delle commissioni, anche sul
miglioramento dei servizi offerti, assecondando le esigenze degli utenti,
aggiungendo strumenti di analisi del mercato, più informazioni, grafici e aiuti
di ogni genere. Sembra che gli investitori italiani stessi siano cambiati, non
a caso da “Bot People” che eravamo, ora siamo terzi nel risparmio gestito (dopo
gli USA e la Gran Bretagna), mentre dal punto di vista telematico contiamo
almeno 2 milioni di utenze Home Banking
di cui circa 1.100.000 con funzionalità di trading on-line.
Per anni, siamo stati abituati ad avere un solo
interlocutore. Si sa, infatti, che l’italiano è restio a cambiare banca, colpa
anche dei costi d’apertura e chiusura, nonché delle noie e problemi che sorgono
per ogni spostamento (dossier titoli, addebito utenze, accredito stipendio,
ecc.). I costi, inventati e mantenuti dalle banche, sono uno strumento di fidelizzazione della clientela.
Sul web, nella maggioranza dei casi, non ci sono né
costi di attivazione, né spese di chiusura. Per cui, possiamo scegliere il
servizio che ci sembra migliore e se non mantiene le nostre aspettative,
passare al miglior offerente.
Il primo sguardo lo si dà, ovviamente, alla
pubblicità. Dopo i gestori telefonici, i protagonisti della pubblicità su carta
stampata e TV sono diventati i brokers
on-line. Sarebbe bene, guardare prima ai servizi offerti e poi ai
rispettivi costi.
Come informarci?
Per individuare maggiori
dettagli sui servizi basterà cercare su
Internet. Navigando sui siti, infatti, è possibile trarre informazioni dirette
sui servizi offerti e sulle tariffe e confrontare le offerte. Cresce l’offerta
di trading on-line da parte di banche e sim. Aumenta anche di pari passo la
concorrenza per accaparrarsi i potenziali investitori. Sul fronte delle
commissioni si registra un livellamento dovuto al fatto che finora la
concorrenza tra i brokers si è
manifestata soprattutto attraverso un taglio dei costi praticati alla clientela
piuttosto che sull’aggiunta di servizi. Qualcosa però sta cambiando, le
commissioni non potranno essere limitate ancora per molto. Occorre che la
competizione si sposti sul fronte dei contenuti: più facilità di accesso ai
mercati, minori tempi di attesa per l’apertura del conto, servizi di assistenza
tecnica, ma anche finanziaria, sono i plus che nei prossimi anni faranno la differenza.
Passata la novità in senso
assoluto del trading on-line, chi investe attraverso Internet comincia a
prestare maggiore attenzione ai servizi offerti dai vari brokers. Il popolo dei day traders si avvia a piccoli passi
verso una maggiore maturità, esigendo dagli intermediari a cui si rivolge un
contenuto sempre più elevato in termini di qualità e completezza del servizio
offerto. Ritardi, blocchi del sistema, cancellazione di ordini sono cose che
possono succedere, ma sono quanto di più fastidioso debba sopportare un day trader. Il popolo dei traders chiede
soprattutto sicurezza delle transazioni, ma anche immediatezza nell’esecuzione
degli ordini.
2.3.1. Commissione fissa o a percentuale?
I parametri da considerare
sono diversi. Ovviamente il costo delle commissioni è un primo elemento. La
maggior parte dei brokers on-line
italiani richiede delle commissioni a
percentuale sulle operazioni di compravendita effettuate. Le
commissioni si sono attestate intorno al 2 per mille sul controvalore della transazione
(contro il 7 per mille praticato dagli uffici titoli delle banche). Ma la
crescente competizione le sta abbassando ogni giorno. In altri casi le commissioni sono fisse indipendentemente dal valore della
transazione: per un ordine di qualsiasi tipo si paga solo e sempre una somma
precisa. Altri brokers infine offrono
le due opzioni. Quale soluzione scegliere? Un criterio valido è sicuramente in
base al valore delle transazioni che si intende effettuare. Se si intende
investire grossi capitali è meglio
optare per la commissione fissa,
se invece si intende effettuare transazioni su importi bassi è preferibile la commissione a percentuale. La nuova
tendenza in atto da parte dei brokers
più innovativi è comunque quella di offrire griglie di costi sempre più
articolate per differenti livelli di complessità. Versioni sofisticate per i
trader esperti e standard per i neofiti, caratterizzate da prezzi e prestazioni
differenti.
Il taglio di qualche
centesimo di punto delle commissioni sulle transazioni è stato fino a non molto
tempo fa una sorta di specchietto per le allodole. Rientrava in una campagna
commerciale portata avanti dai brokers
che all’inizio ha, forse, contribuito ad attrarre nuovi clienti, ma che oggi
sta rapidamente perdendo di valore. I traders, anche quelli meno esperti,
stanno iniziando a capire che non è la possibilità di pagare mille lire in meno
la commissione su una singola transazione a fare la differenza tra un bravo broker e un altro. Non è pagando meno la
commissione che aumentano le possibilità di guadagno investendo in borsa
attraverso il trading on-line. Quello che conta è avere un servizio efficiente
in termini di quotazioni, poter trovare sul sito le notizie che non si ha tempo
di leggere sui giornali finanziari, avere a disposizione pacchetti di tipo
educational, avere gli strumenti indispensabili per prendere le decisioni di
investimento, come un pacchetto di analisi
tecnica all’avanguardia e in continuo aggiornamento.
Alcuni brokers fissano commissioni con o senza
minimo e massimo (talvolta non è prevista la soglia minima ma solo l’importo
massimo). Facciamo l’esempio di un broker
che applica una commissione del 2 per mille sul valore del transato, ma al
tempo stesso prevede una commissione minima pari a 10 euro e massima pari a 20
euro. Il calcolo finale applicando la commissione del 2 per mille e ipotizzando
l’acquisto per un controvalore di 3.500 euro prevederebbe un pagamento di 7
euro. Di fatto, essendo in presenza di un importo minimo di 10 euro, la
commissione da pagare al broker è di
10 euro. Diversamente, ipotizzando una transazione di 15 mila euro, la
commissione da pagare è solo di 20 euro, anziché 30 euro. Bisogna tenere
presente, poi, che molti brokers
hanno costi diversi per le operazioni sul mercato italiano e su quelli europei
o americani.
Bisogna infine fare
attenzione ai costi nascosti: attivazione del servizio, canone di abbonamento
sono solitamente gratuiti (è il caso ad esempio di Ambroveneto, Banca del
Salento, Banca Sella, Banco di Brescia, Eptasim, Mediosim), ma vi sono brokers che chiedono il pagamento di un
canone di adesione e altri che esigono un canone annuo o mensile. Spesso bisogna
poi aggiungere un tot per le spese di negoziazione su un ordine eseguito ed
eventuali costi di tenuta conto.
Per quanto riguarda i titoli
su cui è possibile investire, l’offerta standard comprende tutte le azioni
quotate alla borsa italiana, warrant
e covered warrant. Non tutte le
banche o sim on-line permettono invece di operare anche su borse estere, trattare
obbligazioni, titoli di Stato e prodotti derivati
(come future e option). Dunque un broker che dà la possibilità di operare su
più mercati è sicuramente da preferire. Soprattutto dal momento che
oggi, i principali player del mercato riescono a coprire l’operatività sul
mercato americano (Nyse e Nasdaq), sul mercato tedesco (Xetra), sul
mercato francese (Sbf) e quello inglese (Lse). Ci sono, poi, brokers che consentono di operare solo
negli orari di Borsa e chi invece 24 ore su 24. Operatività a tempo pieno non significa che è possibile
scambiare azioni a Borsa chiusa, ma che l’ordine viene registrato e inoltrato
al mercato al momento della riapertura.
Oltre ai costi, vi sono
altre voci su cui è opportuno porre l’attenzione nel momento in cui si sta
valutando la possibilità di aderire a un servizio di trading on-line. Un
aspetto fondamentale nella scelta del servizio di trading on-line è quello che
riguarda l’informazione. Il broker
deve garantire quante più informazioni e quotazioni possibili e soprattutto la
possibilità di riceverle in tempo reale. Quasi tutti i servizi prevedono ormai
le quotazioni aggiornate in tempo reale. Se si è sottoscritto un contratto che
non le prevede è sempre possibile iscriversi gratuitamente in alcuni siti che
offrono questo servizio anche se, ovviamente, l’agilità dell’informazione ne
risente. Nessun trader comunque può permettersi di operare in borsa senza possedere
dati aggiornati. Una variabile da tenere presente riguarda la tecnologia usata
dal broker per l’aggiornamento dei
dati relativi alle quotazioni dei titoli e del portafoglio. Alcuni brokers diffondono le quotazioni in
diretta, istante per istante, con la tecnologia
push: quando varia il valore, il titolo viene modificato
automaticamente, senza bisogno di refresh e lampeggia sullo schermo permettendo
così un controllo costante del listino. Un servizio del genere viene spesso
proposto contro il pagamento di un canone mensile, essendo rivolto ad una
clientela più esigente. Per un trader esperto, infatti, che nel giro di poche
ore compie numerose operazioni al giorno in tempi strettissimi, è di vitale
importanza poter contare su un broker
che gli garantisca questo servizio. Altri operatori offrono quotazioni in
diretta, ma solo a fronte di un costo supplementare. Nella maggior parte dei
casi, l’aggiornamento avviene invece in differita, con un ritardo di 15 minuti,
con la modalità di tipo pull, cioè la
tabella dei titoli non è dinamica, ma statica: per avere sullo schermo i dati
aggiornati bisogna cliccare sul comando “aggiorna” e fare il cosiddetto
refresh.
Il tempismo in questo
settore è tutto. Un buon sito per l’investimento su Internet deve permettere di
eseguire un ordine in pochi secondi. Non sempre però è così. Difficoltà di
connessione, ritardi di minuti, talvolta di ore negli orari di picco quando
migliaia di utenti viaggiano contemporaneamente sulle linee telefoniche,
intasando il server del broker, sono
all’ordine del giorno. Un altro punto da prendere in esame è la semplicità
d’uso: operare in presa diretta, soprattutto per chi è alle prime armi, deve
essere una pratica semplice. Ci sono siti che offrono molto, ma sono un po’
complicati, altri invece hanno meno pretese ma funzionano meglio per chi è alla
prima esperienza perché sono guidati da un software abbastanza semplice. Per
farsi un’idea di come funzionano, molti siti offrono una versione dimostrativa
(demo), previa registrazione. E’ l’ideale per fare un po’ di pratica, acquisire
dimestichezza con le schermate e la ricerca di informazioni. Ed è l’occasione
per mettere alla prova il potenziale partner: se la demo è molto complicata è
possibile che si creino problemi anche nell’azione.
In caso di difficoltà
tecniche, dovute ad intasamento del server o a inefficienza dei collegamenti
via Internet, il trader può rivolgersi ai call center per effettuare le proprie
operazioni. Quasi tutti gli operatori finanziari mettono infatti a disposizione
dei clienti un apposito servizio di assistenza telefonica per la raccolta degli
ordini e per l’assistenza nel momento in cui interruzioni di linea, disservizi,
non consentano di operare via Internet. Però anche qui è necessaria una certa
attenzione nella scelta del broker,
infatti, alcuni hanno approntato il call center in fretta, con personale poco
preparato. E non tutti garantiscono un’operatività 24 ore su 24, sette giorni
su sette. Ma c’è anche chi non accetta ordini telefonici.
Sim e banche che offrono
trading on-line prestano sempre più attenzione all’educazione dell’investitore
che, spesso, in un clima di euforia generalizzata, si avvicina alla borsa
impreparato.
Paradossalmente, proprio
l’investimento fai-da-te sta riportando in auge la consulenza. Insegnare l’abc
della borsa ai cyberinvestitori è già il nuovo, ricco business dei brokers.
Quasi tutti i brokers on-line hanno sul loro sito moduli
da compilare. Dal sito del broker
prescelto, bisogna scaricare il modulo del contratto, firmarlo e inviarlo via
e-mail o per posta al broker per
l’adesione formale. Un’altra possibilità è quella di recarsi personalmente
presso una filiale, oppure richiedere la visita di un incaricato. Bisogna poi
aspettare di ricevere, sempre per posta, i codici di accesso e le password
personali che permettono di diventare operativi. Quanto ai tempi di attivazione
del servizio, variano fortemente a seconda della sim, da poche ore a mesi, ma
mediamente si attestano sui 15 giorni.
Una volta attivato il conto,
ricevuto il codice di accesso e password si è pronti ad investire in borsa.
Solo dopo essersi autenticati con username e password si ha infatti accesso
alla pagina Internet da cui si possono effettuare le operazioni. Praticamente
per accedere all’area operativa riservata ai clienti bisogna selezionare
dall’home page l’area trading, inserendo il codice utente (username) e la
password ricevute per posta. Selezionando il titolo, apparirà la maschera per
l’inserimento dell’ordine. A questo punto è sufficiente compilare la maschera
di inserimento ordini e cliccare su buy. L’ordine di acquisto viene eseguito
dal broker in pochi secondi.
Esistono diversi livelli di
sicurezza: attraverso user-Id, password e protocollo SSL (Secure Socket Layer) a 128 bit. Con la
chiave a 128 bit emessa da Verisign Certification Authority, la sicurezza è ai
massimi livelli; i dati sono criptati e la transazione avviene attraverso una
rete cifrata ad alta protezione. Il protocollo SSL
a 128 bit, ormai adottato da molte banche e sim, richiede però una versione
avanzata del browser Explorer o Netscape.
Due sono le scelte
possibili. La prima è quella del “risparmio amministrato”. In questo caso è lo
stesso broker che calcola automaticamente
profitti e perdite e provvede a tener aggiornato il conto, sottraendo dai
profitti netti la tassa sul capital gain
che è del 12,5%. Nell’altra soluzione definita della “dichiarazione”, è il
cliente a farsi carico di tutte le operazioni e deve precisarle nella
dichiarazione dei redditi annuale.
La necessità di venire
incontro alle esigenze della clientela ha portato ad un ampliamento della gamma
di prodotti offerti dai brokers. La
tendenza che sta emergendo con sempre maggiore chiarezza su questo fronte è una
differenziazione dell’offerta attraverso la proposta di pacchetti che hanno un
diverso contenuto in termini di servizi aggiunti, e quindi un diverso
trattamento in termini di costi. Il fatto è che oggi forse il popolo dei
traders ha raggiunto una maturità tale che gli consente di accettare il
pagamento di costi più elevati a fronte però di maggiori contenuti. Ecco allora
che aumenta la gamma dei contratti offerti dagli intermediari. In generale i brokers articolano la loro offerta in un
“pacchetto base”, senza canone, ma con una gamma limitata di servizi e
informazioni, quelli minimi per poter fare trading. Segue poi un “pacchetto
intermedio” per chi vuole qualcosina di più, e c’è infine il “pacchetto top”,
per i traders più maturi, quelli disposti a pagare cifre anche di un certo
rilievo pur di avere la possibilità di usufruire di servizi all’avanguardia in
termini, per esempio, di analisi
tecnica o di banche dati. Molto dipende anche dalle esigenze dei
traders, i quali non sono evidentemente tutti uguali. Ci sono quelli che si
limitano a qualche operazione di compravendita di tanto in tanto e non sono
affatto interessati ad essere dotati di attrezzature e servizi di cui in fondo
non saprebbero neanche cosa farsene. Ma ci sono anche quelli che, invece, hanno
fatto del trading on-line una vera e propria professione, sono i day traders che passano davanti al
monitor anche otto ore al giorno.
Si tratta di una regola base
del marketing, anche di quello applicato alla finanza. Si attira il cliente
parlandogli di servizi senza costi e poi lo si solletica proponendogli, dietro
pagamento di un piccolo canone mensile o annuo, un pacchetto più ricco e
completo che gli consentirà di operare in borsa con maggiore facilità. Però i
servizi aggiuntivi di banche e sim presentano differenze, talvolta anche
sostanziali, in termini di contenuti e qualità. Oggi molti brokers offrono alla clientela newsletter
più o meno personalizzate, notizie di agenzia in tempo reale, pacchetti di analisi tecnica, call center per risolvere ogni difficoltà tecnica e
operativa, operatività anche attraverso il telefonino, accesso a più mercati
oltre a quello italiano ecc. Ma i contenuti offerti possono essere molto
differenti. Ad esempio, uno dei più importanti servizi offerti è il numero
verde per l’assistenza. Quasi tutte le banche o sim ne hanno predisposto uno.
Questo può essere già un plus da considerare al momento della scelta del broker con cui si intende operare. Bisogna
però vedere all’atto pratico come funziona questo numero verde. Se si trova
facilmente la linea libera o il numero è spesso occupato, se chi risponde ha la
competenza per offrire subito un aiuto concreto o rimanda ad altro personale,
se il servizio ha una buona copertura d’orario o ha un tempo ridotto.
Quello che conta non è tanto
la presenza di un determinato servizio nel pacchetto che si va ad acquistare.
Si deve andare oltre e guardare dentro quel servizio per vedere cosa
effettivamente offre e qual è il suo contenuto in termini qualitativi. Nella
fretta di adeguarsi alla concorrenza, infatti, capita che dietro un servizio
che rappresenta un plus per la clientela la qualità sia scarsa. Non sempre
banche e sim mostrano quell’attenzione
al cliente che la presenza su Internet impone. Sulla Rete è chiaro che il
cliente interagisce con maggiore immediatezza e il broker deve essere pronto a fare
altrettanto. Ciò che il cliente cerca lo vuole subito e se non lo trova presso
un broker lo cerca presso un altro.
Quindi è necessario verificare il reale valore di mercato dei servizi offerti
dai vari brokers prima di scegliere
con quale intermediario operare in Borsa. Ma per informarsi a volte non basta
una visita ai siti delle banche o sim. Una soluzione è partecipare ai forum e
ai newsgroup disponibili in gran numero sulla Rete, luoghi virtuali dove si
danno appuntamento i traders per scambiarsi opinioni non solo d’investimento,
ma anche sulla qualità dei servizi offerti dai vari brokers.
Una volta scelto il broker on-line, si procede all’apertura del
rapporto di trading on-line. L’apertura di tale rapporto richiede
l’effettuazione di un insieme di passi operativi che rispettino gli specifici
adempimenti stabiliti dalla legge in relazione all’apertura di un rapporto
continuativo di raccolta e trasmissione ordini.
Il primo passo
per l’apertura del rapporto consiste nel reperimento della modulistica che deve
essere compilata o esaminata dal cliente preventivamente alla richiesta di
apertura.
La documentazione necessaria consiste in:
Ø
contratto
relativo all’esercizio dell’attività di negoziazione, ricezione e trasmissione
ordini;
Ø contratto relativo alla
custodia e amministrazione di strumenti finanziari;
Ø contratto specifico con
l’operatore on-line;
Ø informativa ai sensi della legge
sulla privacy e relativo consenso al trattamento dei dati personali;
Ø documentazione per la
rilevazione del profilo di rischio dell’investitore;
Ø modulo per il riconoscimento
dei sottoscrittori[1];
Ø documentazione accessoria
richiesta per l’operatività su specifici mercati (per esempio i mercati
americani);
Ø documento sui rischi
generali degli investimenti in strumenti finanziari.
Questa documentazione può essere:
Ø reperita direttamente sul
sito dell’operatore on-line, nell’area dedicata all’adesione al servizio. I
file contenenti il contratto e la documentazione necessaria possono essere
scaricati e successivamente stampati per la compilazione. Questa modalità è
solitamente la più comune.
Ø Richiesta via e-mail
all’operatore on-line, che provvederà a spedirla al domicilio del potenziale
cliente.
Ø Reperita in luoghi specifici
ove il fornitore di trading on-line svolga particolari attività commerciali
(per esempio aeroporti, show-room ecc.).
Le modalità attraverso le quali può essere effettuato il riconoscimento
del cliente sono principalmente tre:
Ø riconoscimento presso i
locali del soggetto fornitore di trading on-line;
Ø riconoscimento presso gli
sportelli della propria banca, all’atto dell’effettuazione del primo bonifico,
tramite la compilazione a cura del personale di sportello dell’apposito modulo;
Ø riconoscimento a opera degli
addetti di una rete mobile, che si recano direttamente presso il domicilio del
cliente.
All’utente del servizio di trading on-line è di norma richiesto di
specificare, solitamente via sito, quale modalità di riconoscimento desideri
adottare; in particolare, qualora si scelga il riconoscimento attraverso rete
mobile, l’operatore on-line (o il personale addetto della rete mobile)
provvederà a contattare il cliente per un appuntamento.
Tutti i contratti predisposti dai diversi intermediari on-line sono
essenzialmente analoghi e richiedono:
Ø la scelta del pacchetto
desiderato, qualora l’operatore offra diverse alternative di servizio;
Ø la compilazione dei dati
anagrafici per ciascuno degli intestatari del contratto (i contratti possono
infatti essere cointestati);
Ø l’indicazione di un
indirizzo e-mail per le comunicazioni;
Ø la scelta del regime fiscale relativo alla tassazione dei redditi da capitale (dichiarativo, amministrato, gestito)